Si abbatte la scure dell’interdittiva antimafia sulla cooperativa sociale Eco. A sferrare il colpo di grazia il prefetto di Salerno Francesco Russo. Al termine delle accurate indagini di Guardia di Finanza e carabinieri la onlus è stata colpita da un provvedimento che in verità era nell’aria da tempo. Ce ne siamo occupati più volte denunciando l’affidamento di servizi alla cooperativa da parte di molti Comuni, tra cui Cesa e Orta di Atella nel Casertano. Ma la rete della Eco, creatura di Sofia Flauto, era molto più ampia fino a valicare i confini della Campania. La signora delle coop, che nel dicembre 2020 si è dimessa da presidente del Cda, è indagata per reati di camorra nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Napoli che vede sotto accusa ben 20 persone, tra colletti bianchi ed esponenti di spicco della cosca. Secondo i pm Antonello Ardituro, Simona Belluccio e Vincenzo Ranieri, coordinati dal procuratore aggiunto Rosa Volpe, l’associazione a delinquere ha creato un vero e proprio “sistema” per il “controllo delle attività economiche anche attraverso la gestione monopolistica del Terzo settore finalizzato all’acquisizione di appalti e servizi pubblici in particolare sul territorio delle province di Caserta e Napoli”. Tra i principali attori degli affari illeciti spicca il nome di Sofia Flauto, nata a Napoli e residente ad Aversa, ex moglie di Luigi Lagravanese di San Cipriano d’Aversa, anche lui coinvolto nell’indagine della Dda. Sofia Flauto è accusata di concussione, turbativa d’asta, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e per 416 bis primo comma, che prevede “l’aumento di pena quando la condotta tipica sia consumata al fine di agevolare le associazioni mafiose, abbia natura oggettiva concernendo le modalità dell’azione, ovvero abbia natura soggettiva concernendo la direzione della volontà”. Nell’inchiesta della Dda di Napoli è emerso il coinvolgimento della Flauto in illeciti condizionamenti relativi all’aggiudicazione di alcune gare nell’ambito del Terzo settore da parte di Comuni della Campania e non solo. Dalle intercettazioni e dai riscontri compiuti dalla polizia giudiziaria si è scoperto che dopo lo scioglimento di Agape Consorzio di cooperative sociali e di Agape Service, che operava tramite una gestione monopolistica del Terzo settore con l’aggiudicazione di appalti tra il Casertano e il Napoletano, Sofia Flauto e gli altri 19 indagati “abbiano sostanzialmente proseguito nello svolgimento delle medesime attività sotto una nuova veste al fine di vanificare gli effetti dell’interdittiva antimafia emessa nei confronti del consorzio Agape”. In tale contesto la Flauto partecipava alle gare per la gestione dei servizi attraverso le società cooperative a lei riconducibili direttamente o indirettamente aggirando l’interdittiva antimafia. Gli indagati operavano in stretto collegamento con il clan dei Casalesi, di cui sono esponenti Orlando Diana e Maurizio Zippo, indagati per associazione mafiosa nello stesso procedimento, anche per effetto di numerose e convergenti dichiarazioni di collaboratori di giustizia che ne hanno delineato il ruolo nella sanguinaria cosca. In particolare Orlando Diana ha avuto rapporti continuativi con i Casalesi tramite numerosi esponenti di rilievo tra i quali il superboss Michele Zagaria, Nicola Schiavone, Michele Barone, Salvatore Venosa, Oreste Caterino, Francesco Barbato, Massimiliano Caterino, Giuseppe Misso, Enrico Martinelli e Mario Iavarazzo. L’attuale cda della cooperativa è composto da Barbara Graziani (presidente), Felice Di Somma (vicepresidente) e Vincenza Castiello (consigliere). Questo sulla carta. Nei fatti, secondo i magistrati, Sofia Flauto era ed è il deus ex machina della Eco. Ora sono dolori.

Mario De Michele
(continua…)

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