«Va bene commemorare la figura di mio padre Domenico Noviello, ma è arrivata anche l’ora che qualcosa cambi a Castel Volturno, dove mio padre aveva il coraggio di fare impresa e dire di no a chi, come la camorra, voleva controllarne il territorio. Da 14 anni vedo sempre lo stesso abbandono e degrado, che non fanno altro che favorire la criminalità organizzata. Questi eventi dovrebbero servire anche per coinvolgere la cittadinanza, ma i cittadini, e i tanti imprenditori del posto non ci sono». Non lascia nessun spazio alla retorica Mimma Noviello, la figlia dell’imprenditore ucciso il 16 maggio del 2008 a Castel Volturno dai killer dell’ala stragista del clan dei Casalesi guidati da Giuseppe Setola perché aveva denunciato gli estorsori della cosca. Ieri Mimma ha partecipato alla commemorazione a piazzetta Noviello a Baia Verde, località di Castel Volturno dove il papà titolare di scuola guida fu massacrato dai proiettili dei sicari della camorra che volevano vendicarsi della denuncia presentata anni prima dallo stesso Noviello e dal figlio Massimiliano – tuttora sotto scorta – e che era costata l’arresto di alcuni esponenti del clan; presenti con Mimma la sorella Matilde e il fratello Massimiliano (assente solo l’altra figlia di Noviello, Maria Rosaria), le autorità politiche come il sindaco Luigi Petrella, il prefetto di Caserta Giuseppe Castaldo e il Questore Antonino Messineo, il Procuratore Aggiunto di Napoli Rosa Volpe, associazioni come Libera, Comitato Don Diana e quella dei familiari delle vittime innocenti della camorra, due classi dell’istituto superiore Vincenzo Corrado di Castel Volturno.

«Bene che le istituzioni ricordino mio padre – evidenzia Mimma – ma non possono essere solo loro a farlo. Ogni anno che passa – aggiunge – vedo una realtà sempre uguale e negativa». Già qualche anno fa Mimma denunciava come fosse corta la memoria e come fossero rimasti in pochi a commemorare il padre, e soprattutto come il coraggio del papà non avesse dato una scossa al sistema imprenditoriale del posto; lo scorso anno Mimma sottolineò la necessità di una «rivoluzione culturale» nel territorio che facesse da apripista ad una rinascita sociale ed economica, vitale in piena pandemia. «Se non ci fossero state – dice Mimma – le due scolaresche, anche quest’anno saremmo stati davvero pochi a ricordare papà. Mancano i cittadini, e mancano soprattutto gli imprenditori, come denunciato ieri anche da Tano Grasso. In questi 14 anni non c’è stato alcuno scatto culturale a Castel Volturno, i problemi di mentalità sono rimasti, così come quelli pratici di sopravvivenza quotidiana per tante persone che vivono su questo territorio, che sembra ancora un posto di frontiera». Mimma auspica comunque che l’esempio del padre possa ancora portare frutti positivi. «Ieri mi avrebbe fatto piacere incontrare i cittadini, per capire quali sono le criticità più urgenti, come si può fare a cambiare in meglio Castel Volturno, e come farlo diventare un luogo accogliente».

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui