Non basta un decreto per uscire dall’emergenza. Ad Avellino, continuano ad aumentare gli accessi in pronto soccorso di pazienti positivi al Covid-19, con la struttura sempre più in affano. Infatti, all’Azienda ospedaliera Moscati non ci sono posti letto per ricoverare i contagiati. Che stazionano nel reparto di Emergenza per ore, a volte per giorni, in attesa che si liberi un posto (in seguito a dimissione o, purtroppo, a decesso) nel Covid Hospital di Contrada Amoretta. L’altro giorno, erano addirittura 10 le persone nella sala di isolamento del pronto soccorso a fronte delle 7 brandine a disposizione. Restano, dunque, inascoltate le richieste delle parti sociali, ma anche di medici e infermieri, di riconvertire altre Unità operative o almeno, per il momento, quella di Malattie infettive che fino a un paio di mesi fa ospitava i contagiati. L’unico «provvedimento», un palliativo, assunto nelle ultime ore dalla direzione strategica dell’Azienda ospedaliera Moscati è stato quello di isolare all’interno dei reparti ordinari i pazienti che, entrati in ospedale per curare altre patologie, hanno contratto la malattia durante la degenza. In questo momento, nel Covid Hospital dell’Azienda Moscati e nelle stanze singole allestite nelle diverse Unità operative della città ospedaliera per accogliere i pazienti con specifiche patologie e anche con il Covid sono ricoverati 39 pazienti: 3 nella terapia intensiva (si 10 disponibili) e 26 nella degenza ordinaria e subintensiva (su 26 disponibili) del Covid Hospital. Quindi nei reparti ordinari sono ospitati gli altri contagiati: uno nell’Unità operativa di Pneumologia, 2 in Medicina interna, 2 in Ostetricia e Ginecologia, 1 in Geriatria e 4 nella Pediatria. A sottolineare i problemi registrati in pronto soccorso, ieri su Il Mattino i segretari territoriale e aziendale del Nursind Romina Iannuzzi e Michele Rosapane: «Il fenomeno del sovraffollamento del pronto soccorso dell’ospedale di Avellino continuerà a persistere se non si rimedierà ai tagli dei posti letto avvenuti in tutti questi anni in cui l’Irpinia ha pagato un caro prezzo». A fare acqua da tutte le parti è la rete territoriale che, inesistente, scarica tutto il peso dell’assistenza sul Moscati: «Con l’attuale management dell’Azienda sanitaria locale si sono registrati dei gravi disservizi: il direttore generale Maria Morgante ha reso la medicina territoriale un servizio che fa acqua da tutte le parti». Servono, dunque, interventi organizzativi: «Quanto meno per arginare il sovraffollamento del pronto soccorso di Avellino, attuando quanto contenuto nelle linee di indirizzo nazionali oltre poi alla riorganizzazione delle cure primarie e della medicina territoriale».

Indicazioni, quelle del sindacato degli infermieri, che non sono mai state prese in considerazione né dalla direzione strategica dell’Azienda ospedaliera Moscati né dall’Asl di Avellino con buona pace dei cittadini che continuano ad attendere ore, a volte giorni, prima di una prestazione di pronto soccorso. Una situazione che rischia di aggravarsi. Infatti, nonostante per decreto l’emergenza pandemica è stata superata, Omicron 2 continua a colpire. L’ultima variante del virus è tra le più infettive (ma con una letalità molto bassa grazie alla vaccinazione di massa) e si sta diffondendo in modo rapido in provincia di Avellino con ricadute, come detto, pesantissime sulla città ospedaliera, dove le falle nella sorveglianza sanitaria continuano a essere troppo ampie. E tra gli ultimi pazienti arrivati nel Covid Hospital ci sono 4 persone entrate in ospedale per curare altre patologie e che si sono infettate in corsia dove i contatti più stretti sono proprio quelli con medici e infermieri. Da gennaio a oggi, il bilancio dei contagi interni ha toccato quota 36. I reparti coinvolti sono 7: Chirurgia (con 5 contagiati), Chirurgia oncologica (6 contagiati, tutti dimessi perché guariti), Ematologia (7 contagiati), Medicina interna (14), Oncologia (1), Ortopedia (2) e Urologia (1). Purtroppo tra i 32 contagiati, come detto, 7 persone non hanno retto l’urto dell’infezione da Sars-Cov-2 e sono morte pochi giorni dopo il trasferimento nell’area covid dell’Azienda ospedaliera Moscati.

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