Si allarga il fronte della protesta dei farmacisti. Alla serrata nazionale di giovedì 26, alla quale ha già aderito l’Ordine e Federfarma della provincia di Napoli, parteciperà anche la sezione campana del sindacato di settore. L’assemblea di Ferderfarma Campania ha programmato una giornata di chiusura delle per protestare contro le misure adottate dal governo Monti che prevedono un’ulteriore tassa dell’1,83% sul fatturato delle farmacie. Nello stesso giorno, i farmacisti campani hanno organizzato, alle 10.30, una manifestazione sotto la sede della Giunta regionale a palazzo Santa Lucia. E non solo.

Tra le altre iniziative di protesta è allo studio la revoca di tutti i servizi che le farmacie campane offrono a titolo gratuito come, per esempio, le prenotazioni di visite mediche specialistiche. Nel frattempo il presidente di Federfarma Campania, Nicola Stabile, ha chiesto al presidente della Regione, Stefano Caldoro, un incontro per poter illustrare la grave situazione delle farmacie della Campania. “Se la vicenda nazionale – dice Stabile – è di forte criticità, quella campana è drammatica. Il ritardo dei pagamenti da parte delle Asl e il costo del denaro, che i farmacisti sono costretti a prendere in prestito, stanno provocando il crollo del sistema farmacia con il fallimento dietro l’angolo. In pratica si lavorerà in perdita non essendoci più i margini per poter assicurare la gestione d’impresa e la regolare distribuzione dei medicinali ai cittadini. Questo – prosegue Stabile – mette a rischio anche l’occupazione. Si calcola che, mediamente, ogni farmacia campana dovrà rinunciare ad un dipendente. I posti di lavoro che rischiano di essere persi superano le mille unità. E si tratta di un settore che finora ha garantito prospettive occupazionali stabili ai laureati in farmacia, senza mai ricorrere a forme di precariato. Mentre già molti contratti a tempo pieno sono stati trasformati in ‘part time’, così come sono stati ridotti gli orari di lavoro dei collaboratori. Ma il disastro – prosegue Stabile – non riguarda soltanto Napoli, con ritardi che vanno dai dieci mesi dell’Asl Napoli 1 ai sei della Asl Napoli 2 e i sette dell’Asl Napoli 3, ma investe anche Caserta con cinque mesi di ritardo, e un territorio, quello della provincia di Benevento, mai interessato da questi problemi che ha raggiunto la cifra record di sette mensilità non corrisposte”. Alla protesta aderiscono anche Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil.

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