Un nuovo processo penale non è possibile, in base alle norme in vigore. Diverso il discorso per quanto riguarda le questioni civilistiche, a cominciare dai risarcimenti che l’imputato ottenne dallo Stato dopo essere stato assolto con formula piena.

Sono questi gli scenari di una inedita e complessa vicenda giudiziaria che si configura per il caso del triplice delitto di via Caravaggio, avvenuto nel 1975 a Napoli, riaperto dopo che l’esame del Dna ha accertato la presenza sul luogo del delitto di Domenico Zarrelli, il nipote di una delle vittime che fu processato e scagionato dall’accusa di essere l’autore del delitto. E’ quanto sostiene l’avvocato Gennaro De Falco, legale di una nipote di Domenico Santangelo, ucciso con la moglie e la figlia di lei nell’appartamento del quartiere Fuorigrotta dove la famiglia abitava. Il penalista sottolinea in primo luogo come la questione si presenti complessa sotto vari profili, in primo luogo quello riguardante l’impossibilità di un nuovo processo che, sulla base degli elementi nuovi emersi dalle indagini scientifiche, porterebbe assai probabilmente a un esito diverso. Una ipotesi che tuttavia allo stato non è possibile formulare in quanto vige il principio del ”ne bis in idem”, ovvero il divieto di processare due volte la stessa persona per lo stesso fatto. ”Mi pare che su questo punto non ci sia nulla da fare – dice De Falco – In astratto si potrebbe procedere nei confronti di eventuali concorrenti, complici del delitto. Ma non mi sembra, dalle notizie che leggo, che la nuova inchiesta abbia fatto venire alla luce circostanze del genere. Ragionando sul piano giuridico, un nuovo processo penale sarebbe possibile se intervenisse la Corte Costituzionale ad annullare la norma, per irragionevolezza o violazione del principio di uguaglianza dei cittadini difronte alla legge. Oppure in base a un decreto legge. In tal caso si potrebbe procedere in quanto la norma del ‘ne bis in idem’ è di carattere procedurale e non di diritto penale sostanziale. Si tratterebbe insomma di una modifica della procedura e quella nuova potrebbe essere applicata nel nostro caso”. Zarrelli, in seguito alla assoluzione definitiva, dopo aver ottenuto il pagamento degli oneri legali dai familiari delle vittime che si erano costituiti parte civile, promosse anche una azione nei confronti dello Stato per ingiusta detenzione. ”Sempre dalle notizia che ho letto, l’imputato assolto ottenne a titolo di indennizzo un milione e 400mila euro. Ecco credo che lo Stato possa promuovere, in presenza di elementi come il dolo o la colpa grave, un’azione di revocazione. Zarrelli finì in carcere sulla base di una serie di indizi. Ora viene fuori che era presente nell’appartamento. Nel corso degli interrogatori però non avrebbe mai riferito tale circostanza e ciò potrebbe far configurare appunto il comportamento improntato al dolo o alla colpa grave”.

 

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