CASERTA – Dostoevskij affermava che “il livello di civiltà di un paese si misura osservando la condizione delle sue carceri”. Ne “Il Salto”, produzione Tourbillon teatro di Napoli in scena ad Officinateatro, venerdì 18 (ore 21), sabato 19 (ore 21) e domenica 20 (ore 19), il carcere diventa lo specchio dove poter osservare l’ingranaggio difettoso della contemporaneità.

Il titolo dello spettacolo è ispirato all’antica tomba romana del Tuffatore, conservata al museo archeologico di Paestum: un uomo in volo, sospeso tra le colonne della conoscenza e il mare dell’oltre; a metà strada tra la vita e la morte. Così è l’essenza dei personaggi de “Il Salto”: vivono, pulsano, si dimenano, prigionieri di una zattera che galleggia sul mare. La prigione è stata bandita dalla città, l’uomo non deve più vedere la punizione: deve solo sapere che esiste, immaginarla affinché ne abbia maggiore timore. Le pessime condizioni di vita sono alla base dell’affidamento ad architetti compiacenti della costruzione di carceri galleggianti. Sulla zattera trovano posto gli ultimi, quelli che non possono trovare collocazione nella società: un tossicodipendente, un anarchico, un musulmano cieco, un transessuale; e sulle loro teste la Giustizia gioca con i dadi il loro destino. Il salto è una rappresentazione che si muove sul confine di due mondi: il reale e concreto, l’onirico e il poetico. Sulla zattera i personaggi compiranno ognuno il proprio salto, resteranno in sospeso tra vita e morte. Scritto da Fabio Rocco Oliva, in collaborazione con Alessandra Asuni che ne cura anche la regia, “Il Salto” è interpretato da Elena Cepollaro, Andrea de Goyzueta, Giuseppe Giannelli, Fabio Rossi, Antonio Tufano. Scene e costumi sono di Davide Lucchesi; musiche a cura di Raffaele Natale. Appuntamento dunque in via degli Antichi Platani, a San Leucio. Obbligatoria la prenotazione.

 

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