Non si scusa con la Chiesa, ma rilancia. Lamenta che la ”corporazione dei media” si e’ ”coalizzata” contro di lui. Sottolinea che le sue frasi sull’Avvenire e Famiglia Cristiana (”andrebbero chiusi definitivamente”) sono state ‘estrapolate dal contesto’ e ne precisa il senso, quello ”che i vescovi hanno fatto finta di non capire”:

piuttosto che parlare del Paradiso, certe testate cattoliche ”parlano di politica, della politica del mondo anziche’ di Dio”. Il pubblico dell’Ariston si divide, tra qualche applauso e forti fischi e contestazioni, che interrompono a piu’ riprese il discorso di Celentano: ‘Basta!’, ‘Predicatore!’. ”Canta!” E si spacca anche il vertice Rai: ambienti dell’azienda parlano subito di discorso ”corretto e attento”, il presidente Paolo Garimberti critica le teleprediche ”fuori contesto” e le cadute di stile. Sono le 22.40 quando Celentano entra in scena tra gli applausi, cantando Thirteen women. Poi attacca, tornando sul suo sermone-bomba di martedi’ scorso: ”La corporazione dei media si e’ coalizzata in massa contro di me, neanche se avessi fatto attentato allo Stato”. Ringraziando ”don Mario”, il prete che lo ha difeso alla ‘Vita in diretta’, critica Marco Travaglio, discetta sull’importanza di cercare il Paradiso e rilancia: ”Su questi temi dovrebbe basarsi un giornale che ha la presunzione di chiamarsi Famiglia cristiana o l’Avvenire. Ma loro parlano di politica, della politica del mondo anziche’ di Dio”. Percio’, dice interrotto dai fischi che accoglie quasi con stupore, ”quando dico che andrebbero chiusi definitivamente, ho detto andrebbero, non significa esercitare una forma di censura. Se i giornali fossero miei io non li chiuderei, ma cambierei la loro impostazione. Siamo in democrazia, ho espresso un mio desiderio: potete anche stare aperti, ma almeno cambiate la testata”. E poi, rivolto al pubblico: ”Adesso potete anche fischiare”. La tensione sembra stemperarsi quando Celentano canta La Cumbia di chi cambia di Lorenzo Jovanotti, accennando qualche ‘molleggio’, e soprattutto quando duetta con Gianni Morandi sulle note di ‘Ti penso e cambia il mondo’, che emoziona visibilmente il conduttore del festival. ”Adriano, grazie, e’ stato bello”, gli dice Morandi. ”Anche per me”, gli fa eco Celentano, prima di uscire di scena. Poco meno di mezz’ora di intervento, come da accordi. Nettamente diverse le reazioni al vertice della Rai, che aspettava l’ex Molleggiato ‘al varco’, pronto a valutare le possibili violazioni al Codice etico. Se ambienti dell’azienda fanno sapere che Celentano ”ha fatto il suo lavoro in modo corretto e attento” ed esprimono ”soddisfazione per il suo discorso, vicino agli uomini, alle donne, alla realta’: e’ stato bello ascoltarlo”, il presidente stigmatizza l’intervento. Paolo Garimberti giudica ”di cattivo gusto il fatto che Celentano sia tornato ad attaccare i giornali cattolici, totalmente fuori contesto le teleprediche e il modo in cui sono stati toccati argomenti alti che andrebbero toccati in diverso contesto e con ben altro livello intellettuale”. ”Per fortuna Sanremo e’ finito”, commenta il segretario della Fnsi Franco Siddi. ”L’unica cosa positiva e’ che nessuno abbia impedito la liberta’ di parola” di Celentano. ”Sul diritto ad esistere dei due giornali cattolici, Famiglia Cristiana e Avvenire, non sara’ lui a farci cambiare opinione e penso che gli italiani ora sono piu’ avvertiti”. Per Dino Boffo, direttore di Tv2000, le parole di Celentano sono ”un falso in atto pubblico. Non si puo’ mistificare la realta”’. A fine serata non manca uno scontro vis-a-vis tra Claudia Mori e il consigliere Rai Antonio Verro, all’uscita dall’Ariston. ”Complimenti per la buffonata”, attacca la moglie dell’ex Molleggiato, riferendosi ai fischi e alle contestazioni in teatro. A Verro la solidarieta’ di Garimberti, che definisce ”inqualificabile e inaccettabile” il comportamento della Mori.

 

 

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