Morto Guccini, Prodi affranto: “Mi disse che era stanco di vivere ma pensava al prossimo libro”

“Un dispiacere enorme, enorme…”. Il professor Prodi lo ripete insistentemente al telefono, aveva visto Guccini non più tardi di un mese fa, salendo a Pàvana, come faceva tutti gli anni, per chiacchierare tra i boschi dei destini del mondo. “Sì, ci siamo sempre visti, più spesso io da lui negli ultimi tempi. E l’ultima volta l’avevo trovato proprio avvolto in una nuvola di tristezza e allo stesso tempo di serenità. Era stanco di vivere, me lo aveva ripetuto più volte, ma allo stesso tempo era in attesa che uscisse il suo nuovo libro a settembre. E già aveva in mente di scriverne un altro. Parlavamo di tutto, avevamo davvero una grande condivisione della società, le stesse preoccupazioni. Io, come tutti, lo chiamavo il maestrone”.

Di Guccini cantautore, Prodi sapeva poco, le canzoni più famose gliele facevano sentire in famiglia. Però si appassionava ai suoi testi, alla sua sensibilità, alle sue invettive e alle sue malinconie. “Parlavamo tanto di politica, ma molto anche dei luoghi, dell’Appennino e del suo declino, una cosa che lo affliggeva molto. Io reggiano, lui modenese, ci sentivamo vicini anche nel ricordare le nostre infanzie, così simili per tanti aspetti. Posso dire che avevamo un amarcord condiviso, comune. Lo sentivo davvero vicino. Che tristezza sapere che non lo rivedrò più”.

Francesco Guccini classe 1940, Romano Prodi classe 1939, entrambi nati in tempo di guerra. “Ma sì avevo un anno in più e glielo ricordavo tutte le volte che mi diceva di sentirsi stanco, o addirittura di voler morire, come mi disse l’ultima volta. E io a spronarlo, a dirgli dai che sei più giovane di me, a provare a riderci su sulle fatiche della vecchiaia. Anche se l’ultima volta, dopo essere stati in quella sua grande casa in pietra, non è voluto uscire la sera per venire a cena, come facevamo sempre, affaticato più del solito”.

Ai tempi della vittoria dell’Ulivo, trent’anni fa, Guccini fu molto vicino al Professore. “Sì tanto, un nostro sostenitore attento e affettuoso, curioso e profondo. Certamente un uomo di sinistra, ma sempre con una sensibilità particolare, uno sguardo affilato, direi maturo. Mi mancherà moltissimo, mancherà a tante generazioni, perché lui riusciva a toccarle tutte. Che dispiacere enorme…”

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