Fondi Safe, l’Italia chiede alla Ue 8 miliardi per il riarmo: possibili solo programmi di difesa congiunti con altri partner

L’Italia chiede all’Europa una cifra quantificabile tra i 7 e gli 8 miliardi di euro nell’ambito del programma continentale denominato Safe. È quanto si  apprende da fonti di governo. Si tratta di un prestito assai conveniente, con tassi di interesse bassissimi, che permette a Roma di rinnovare l’apparato militare indebitandosi senza pagare alti rendimenti. La questione è politicamente delicata, perché per lunghi mesi la Lega ha frenato sull’opportunità di accedere al meccanismo, elaborato dalla Commissione europea per aiutare con 150 miliardi complessivi tutti gli Stati membri interessati a progetti di riarmo.

Dopo un lungo braccio di ferro, Roma aveva opzionato una cifra fino a 14,9 miliardi. Successivamente, era seguita una brusca frenata politica imposta dalla Lega, un dibattito sull’opportunità di chiedere i soldi e crescenti tensioni tra Palazzo Chigi e il ministero della Difesa. Lo stallo aveva determinato anche l’irritazione della Commissione europea, convinta che il governo italiano non avesse titolo a rimandare fino al termine del 2026 la decisione sulla cifra da chiedere con Safe. Anche perché dalla scelta tempestiva dei singoli membri dipende la possibilità di redistribuire il resto delle risorse tra i partner interessati al programma.

Alla fine, ha prevalso l’interesse economico a raccogliere risorse a basso costo. E d’altra parte, come sottolineato anche dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, si tratta di soldi ancora più convenienti di quanto è possibile raccogliere con l’emissione di titoli di Stato. La tempistica della richiesta, però, sconta la battaglia politica combattuta a destra: aver attivato Safe con alcuni mesi di ritardo fa sì che l’esecutivo di Giorgia Meloni possa adesso finanziare con i 7-8 miliardi solo programmi di difesa congiunti con altri partner Ue, e non più quelli esclusivamente nazionali.

Ieri, un portavoce della Commissione, Thomas Regnier, ha comunque espresso soddisfazione per la finalizzazione del percorso: «Abbiamo ricevuto notevoli rassicurazioni dall’Italia sul fatto che utilizzerà una larga maggioranza dei prestiti assegnati», ha sottolineato. «L’Italia rimane pienamente impegnata nella difesa europea e in questo progetto».

Si fissa così un altro tassello nel quadro delle spese miliari dell’esecutivo. Oltre a Safe, Palazzo Chigi potrà infatti avvalersi anche di una flessibilità nei conti pubblici assicurata da Bruxelles per il riarmo, per un totale di 1,5 punti di Pil in tre anni.

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