Sono riprese le trattative al ministero dello Sviluppo economico tra azienda, governo e sindacati sulla crisi del gruppo Almaviva, che ha annunciato 2.988 esuberi a Palermo (1.670), Roma (918) e Napoli (400). Secondo quanto riferiscono fonti sindacali, presenti all’incontro in corso a Roma, il colosso dei call center avrebbe prospettato l’ipotesi di “sospendere” le procedure di licenziamento collettivo a Palermo, Roma e Napoli, subordinandole, però, alla rinegoziazione di un accordo che preveda il ricorso fino a dicembre ai contratti di solidarietà nei siti a rischio esuberi (Palermo, Roma e Napoli), e alla definizione di un’intesa con il governo su stop alla delocalizzazioni, applicazione dell’art 24 bis e inasprimento delle sanzioni per chi delocalizza. Almaviva avrebbe, quindi, espresso la propria disponibilità a discutere ad oltranza per addivenire ad un’intesa. Due giorni fa, nella sede romana degli industriali, ai sindacati l’azienda ha illustrato la medesima proposta, ma Slc Cgil, Uilcom Uil, Fistel Cisl e Ugl hanno espresso la propria contrarietà, perché il ricorso alla solidarietà a Palermo, Roma e Napoli, potrebbe avere l’effetto di “rinviare” a fine anno gli esuberi, nel caso in cui l’azienda non riuscisse a fuoriuscire dalla crisi. Per questo i sindacati hanno avanzato una proposta che prevede di estendere la solidarietà ai 6 siti di Almaviva in Italia, non solo a tre. Alla riunione oltre al viceministro Teresa Bellanova, al sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone, ai vertici del gruppo, ai sindacati, sono presenti, tra gli altri, il vicepresidente della Regione siciliana, Mariella Lo Bello, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e l’assessore comunale alle Attività produttive Giovanna Marano .

 

 

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