Un segnale. Il prima possibile. Per tamponare l’emergenza. Di nuovo. Scottata dagli attacchi delle opposizioni, che la accusano di immobilismo, e dall’allarme di Confindustria sulla crescita messa a dura prova dalla guerra in Iran, Giorgia Meloni riapre il dossier carburanti. Chiede a Giancarlo Giorgetti quanti soldi ci sono in cassa. Servono – è la linea – per un nuovo decreto taglia accise. Ad appena tre settimane dalla decisione di non rinnovare gli sconti al distributore, la premier è costretta a cambiare idea. Perché – ragiona con il ministro dell’Economia – un conto è un rialzo fisiologico dei prezzi dopo lo stop agli interventi di calmieramento, come quello che c’è stato all’inizio di luglio. Un altro, invece, è la corsa impazzita degli ultimi dieci giorni. Non è solo una questione di numeri, seppure preoccupanti.
Il convitato di pietra è il rischio dell’incoerenza, oltre che del ritardo nella risposta, dato che a metà marzo, quando il governo approvò il taglio delle accise, i prezzi alla pompa erano più bassi rispetto a quelli registrati ieri dal ministero delle Imprese. Il confronto tra la presidente del Consiglio e il titolare del Tesoro vira presto verso il confezionamento della soluzione. I due concordano sulla necessità di intervenire rapidamente. La prossima riunione del Consiglio dei ministri è in calendario il 4 agosto, ma potrebbe essere troppo tardi. Nel frattempo, infatti, i prezzi cresceranno ancora, in scia all’inasprimento delle tensioni tra Washington e Teheran degli ultimi giorni. La benzina in città vede già i 2 euro, il gasolio i 2,2. Per non parlare dei costi nelle stazioni di servizio dislocate lungo le autostrade, dove ieri un litro di gasolio costava in media 2,228 euro.
Ecco perché viene presa in considerazione anche l’ipotesi di intervenire, appunto con un decreto, già la settimana prossima. «Non possiamo permetterci tentativi a vuoto», esorta la premier. Aspettare ancora, insomma, potrebbe ridurre l’impatto della misura: i prezzi resterebbero su valori elevati nonostante i nuovi sconti. Troppo elevati, sopra la soglia psicologica dei 2 euro al litro che aveva guidato l’intervento deciso quattro mesi fa, a pochi giorni dallo scoppio del conflitto in Medio Oriente. Proprio quella soglia che adesso torna a essere il “totem” da seguire per il decreto in preparazione.
L’entità della riduzione delle accise dipenderà dalle risorse a disposizione. Fonti di palazzo Chigi fanno sapere che il governo «sta approfondendo le possibili iniziative da adottare, anche con riferimento all’eventuale attivazione del meccanismo delle accise mobili». L’utilizzo dell’avverbio “anche” non è lasciato al caso. La messa in funzione dell’accisa mobile garantirebbe solo una sforbiciata di pochi centesimi: il livello dell’extragettito Iva di giugno, infatti, è risultato assai contenuto perché il mese scorso erano ancora in vigore gli sconti e in generale i prezzi erano più bassi, ben sotto i 2 euro.
Gli introiti di luglio saranno quantificabili intorno al 10 agosto: se si vorrà fare affidamento su questo “tesoretto” bisognerà aspettare però più di tre settimane. Ecco perché l’idea allo studio prevede di impiegare le entrate extra del mese scorso. Affiancheranno coperture aggiuntive, da trovare scavando nel bilancio dello Stato. È una corsa contro il tempo. E con il fiato sul collo.





