Manovra, meno tasse sulle tredicesime per i redditi bassi. E si lavora al taglio dell’Irpef dal 35% al 33%

Detassazione delle tredicesime per i redditi bassi. Letta in chiave elettorale, come è quella in cui va inquadrata l’ultima legge di bilancio del governo Meloni, si tratta di una tredicesima più ricca per chi guadagna di meno. In pratica più soldi nelle tasche degli italiani a dicembre, quando le spese aumentano perché si fanno i regali di Natale. Ma anche un segnale che si vede nelle buste paga dei lavori dipendenti. Declinazioni differenti, denominatore comune.

È intorno a questa narrazione che ruota il pressing delle ultime ore di Fratelli d’Italia, FI e Lega sull’esecutivo. Se per gli azzurri si è mosso il leader Antonio Tajani, a testimonianza del peso specifico della richiesta, per i meloniani è sceso in campo il responsabile economico Marco Osnato. Aggiungendo altri due tasselli alla spinta: forma e costo dell’intervento. «L’ipotesi minima – ha spiegato dal palco del Meeting di Rimini – sarebbe una riduzione della tassazione al 15% fino a 15mila euro». Vantaggio: costa relativamente poco, circa 500 milioni. Altro punto di forza, in questo caso politico: l’intervento risulterebbe in continuità con quel sostegno ai redditi bassi che spesso ha caratterizzato la politica fiscale dell’esecutivo di centrodestra. Un taglio “sociale” che piace a Giorgia Meloni. Osnato ha aggiunto che si cercherà di fare «un po’ di più», portando l’aliquota al 10% e alzando il tetto del reddito. Servirebbero però più risorse. Ancora di più per «la detassazione al 100%» a cui puntano i forzisti. Al netto della configurazione finale, quello che conta per i proponenti è l’effetto.

I dettagli sull’intervento denotano un dinamismo che può contare anche sulla trasversalità del consenso dentro la coalizione di governo. Oltre a FdI e FI, infatti, a volere la detassazione delle tredicesime è pure il Carroccio. Il fronte comune prende forma anche sull’estensione del taglio dell’Irpef, dal 35% al 33%, per i redditi fino a 60mila euro. Sempre Osnato fa i conti: servono circa 3 miliardi, mentre il beneficio aggiuntivo arriverebbe «fino a mille euro». C’è anche un disegno alternativo: «Si possono ridurre ancora le aliquote sulle fasce più basse oppure combinare più leve: un punto in meno sullo scaglione attuale – ha spiegato – costa indicativamente 1,5 miliardi e garantisce un beneficio fino a 220 euro».

Fin qui la convergenza tra i partiti di maggioranza. Ma poi ci sono le rivendicazioni di parte. «Puntiamo alla detassazione degli straordinari e ad alzare la soglia della flat tax fino a 100mila euro», dice Armando Siri, capo dei dipartimenti della Lega, a Repubblica. FdI punta sul consolidamento di alcune misure già in vigore, come il bonus “nuovi nati” e quello per gli asili nido. Gli azzurri guardano anche all’abolizione del bollo auto.

Ma servono soldi. Matteo Salvini rilancia la tassa sugli extraprofitti delle banche per abbassare l’età pensionabile. Il governo si muove a livello europeo. Insieme ad altri cinque Paesi (Germania, Polonia, Spagna, Portogallo e Austria), l’Italia ha firmato una lettera per chiedere alla presidenza di turno irlandese del Consiglio della Ue di introdurre una tassa comune sui «profitti straordinari» delle compagnie petrolifere con l’obiettivo di arginare la crisi energetica innescata dalla guerra in Iran.

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