Aversa: Oliva torna a fare il picchiatore social, la nipote di Virgilio svolge il servizio civile al comune

di Mario De Michele
Che Alfonso Oliva tenti o speri di riciclarsi nelle vesti candide di Biancaneve è oggettivamente operazione spericolata anche per uno come lui bravo a raccontare favole per bambini. Al limite, volendo essere generosi, l’ex vicesindaco ha qualche piccola chance di presentarsi al cospetto dei cittadini con gli abiti di Cenerentola. Infatti dopo aver perso la scarpina, ovvero la poltrona, in seguito alla decisione di Franco Matacena di cacciarlo dall’esecutivo, l’ex membro della giunta si è trasformato in un picchiatore social, degno dei tempi vibranti della sua gioventù.

Nei 2 anni nei quali ha fatto diligentemente parte del team di governo, portandosi a casa 3.400 euro lordi al mese, per un totale di 81.600 euro, il buon Oliva non ha mai detto un’h nei confronti del sindaco, neppure sul colore della cravatta. Tra il primo cittadino e il suo vice i rapporti erano ottimi e la frequentazione quotidiana. Quasi ogni santo giorno Oliva andava a prendere a casa Matacena e i due si recavano assieme al municipio. Per non parlare degli innumerevoli pranzi e delle tantissime cene, sempre piacevoli e spesso luculliane.

Alfonso Oliva

Un secondo dopo aver perso la seggiola nell’esecutivo, Oliva si è trasformato in un marziano atterrato su Aversa. Come se nulla fosse e senza tener conto del redditizio biennio a braccetto con Matacena, una volta silurato ne ha dette di cotte e di crude contro la fascia tricolore. Ad un tratto il sindaco è diventato “un borghesoide attaccato alla poltrona e all’indennità di carica”. All’improvviso il sindaco è diventato l’unico artefice del “disastro politico-amministrativo”. Oltre a quelli di Biancaneve e Cenerentola, Oliva il marziano ha indossato anche i panni di Torquemada e ha allestito un tribunale social per denunciare presunti gravi comportamenti di Matacena, dell’assessore Nicola De Chiara e della consigliera Adele Ferrara.

Nicola De Chiara e Adele Ferrara

Non appena ha perso la remunerativa seggiola il giudizio di Oliva sul “suo” sindaco è mutato con la velocità della luce. Quando occupava il lucroso posto al sole tutto ok. Matacena era perfetto, nessuna sbavatura. Un secondo dopo la sua cacciata dalla giunta ad opera del primo cittadino sono partiti strali e critiche di ogni genere. Come per magia Matacena è diventato peggio di satana. Stesso canovaccio per De Chiara. In un recentissimo post Fb Oliva ha tessuto le lodi del giornalista, da poco divenuto assessore. In pochi giorni un’altra piroetta: De Chiara è stato accusato di essere in conflitto di interessi e di avere una credibilità pari a zero. Nel consolidato solco personalistico anche le critiche a Ferrara. Oliva ce l’ha con lei da quando la consigliera ha preso le distanze dai comportamenti padronali dell’allora vicesindaco. C’è chi scodinzola come un cagnolino da compagnia, al punto da meritarsi il simpatico appellativo di Bobby, e chi, come Ferrara, è autonoma e indipendente. Non ama essere comandata a bacchetta.

Alfonso Oliva e Franco Matacena

Insomma Oliva cambia opinione sugli alleati, ora ex, in base alla sua collocazione. Quando era seduto su uno scranno dell’esecutivo tutto filava liscio. Dopo essere stato defenestrato da Matacena ha sgranato il rosario delle critiche. Ma, come già detto, nei panni della candida Biancaneve non è per nulla credibile. Nei due anni di assessorato ha collezionato una serie di orrori amministrativi. Ricordiamo, in ordine sparso, la missiva da lui sottoscritta e inviata ai colleghi avvocati per informarli che i loro clienti potevano accedere ai debiti fuori bilancio. Conflitto di interessi? Forse, sicuramente una palmare ingerenza negli atti gestionali degli uffici. C’è poi la richiesta, sempre griffata Oliva, a un dirigente comunale per predisporre una determina di pagamento a un parente di Massimo Virgilio, suoi fiso consigliere comunale.

Il municipio di Aversa

Merita una menzione speciale la lettera di doglianze inviata da Emanuela De Chiara a Matacena. L’allora segretario generale denunciò atteggiamenti intimidatori e ingerenze da parte di Oliva. In quell’occasione il novello Oliva-Torquemada fu tutelato dal sindaco, che si schierò con il suo vice. All’epoca Matacena ovviamente non era un “noto borghesoide attaccato alla poltrona e all’indennità”. E infine c’è il ruolo ambiguo, sicuramente “contra legem”, nella vergognosa vicenda dei manifesti de La Politica che serve coperti perché abusivi, nonostante gli spazi fossero stati regolarmente pagati.

Il santino elettorale di Massimo Virgilio

Le recenti accuse di conflitto di interessi dirottate da Oliva su De Chiara e Ferrara fanno scompisciare dalle risate rispetto alla votazione in giunta di un progetto per consentire alla famiglia Tulipano, parenti stretti del consigliere Virgilio, di realizzare 4 campi da padel letteralmente a quattro passi dal cimitero di Aversa. Un affare milionario. Una trave rispetto alla pagliuzza dell’appalto da 5mila euro per l’allestimento dei palchi in occasione dell’Estate ad Aversa. Ma, si sa, è molto più facile vedere la pagliuzza negli occhi degli altri che la trave nei propri.

Nel campo dei conflitti di interesse infatti si staglia l’impiego nel servizio civile presso il comune di Aversa della nipote Virgilio. La parente del consigliere è impiegata nel gabinetto del sindaco. E pensare che il caro Virgilio non perde occasione per scrivere sui social che alcuni giornalisti intascherebbero 50 euro ad articolo. Probabilmente ha dimenticato che la nipote intasca assegno netto mensile di 519,47 euro per un minino di 8 mesi a un massimo di 12.

Un’aula di giustizia

Lo smemorato Virgilio mostra enormi vuoti di memoria anche quando condanna gli altri per vicende giudiziarie in fase di indagini preliminari. Avrà rimosso le sue traversie giudiziarie. Si è già beccato una condanna penale passata in giudicato per gravi reati. Eppure, in perfetto stile Oliva, il condannato Virgilio ha addirittura la faccia tosta degna dei bronzi di Riace di salire sul piedistallo del moralista legalitario. Faccia attenzione. Con eventuali cumuli di pene per diffamazione aggravata e atti persecutori gli servirà un avvocato bravo per non passare altri guai seri. Non ci risulta che abbia familiarità con legali competenti e all’altezza del compito. Le conoscenze di Virgilio si limitano ad avvocati che hanno fatto soldi a palate con incarichi da 180mila euro a botta ottenuti dai carrozzoni clientelari degli enti strumentali

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