Comunali a Trentola Ducenta: chi scherza col Puc, scherza col fuoco. In ballo affari milionari

È pur vero che in campagna elettorale si dice tutto e il contrario di tutto. Ci sta pure far luccicare d’oro anche ciò che è argento o al massimo bronzo. Ed è consentito perfino spingersi senza reti in iperboliche autocelebrazioni per reclamizzare mirabolanti imprese amministrative. Ma al cospetto di carte ufficiali, documenti pubblici e di verità incontrovertibili bisognerebbe aver la bontà di restare ancorati ai fatti e agli atti per non abusare troppo della buonafede dei cittadini. Un conto è la propaganda politica, per quanto spericolata sia, tutt’altra storia è la fantapolitica, o peggio ancora le bugie sbandierate ai quattro venti per racimolare voti.

Michele Apicella

IL FUTURO DELLA CITTÀ
Sulla bocciatura del Puc di Trentola Ducenta da parte della Provincia e della Regione c’è poco da discettare. Non servono sofismi. Meno che mai minimizzazioni di facciata. Bisogna avere la capacità di ammettere di aver sbagliato almeno alcuni passaggi tecnico-burocratici. Errare è umano, perseverare è diabolico. Non si può e non si deve continuare a propalare con disinvoltura che “Va tutto bene, madama la marchesa”, nonostante gli enti sovracomunali mettano nero su bianco che molte cose non vanno per nulla bene. Gli amministratori uscenti dovrebbero fare “mea culpa” e spiegare ai cittadini che sul Puc qualcosa è andato storto. Può capitare. Ed è capitato. Negare caparbiamente l’evidenza non aiuta. Trattare gli elettori come persone che scendono dalla montagna con l’anello al naso è scorretto e controproducente. Chi ha amministrato e si ripropone alla guida del municipio deve mostrare senso di responsabilità. La posta in palio è altissima. In gioco c’è la Trentola Ducenta che verrà.

La sede della Provincia di Caserta

LA BOCCIATURA DELLA PROVINCIA
Di fronte alle carte ufficiali di Provincia, Regione e Soprintendenza sono inutili e deleterie le difese d’ufficio. La Provincia ha bocciato il Puc perché, tra l’altro, il Comune ha presentato un piano senza la zonizzazione acustica, ovvero privo della suddivisione del territorio in zone con limiti di rumore definiti in base alla loro destinazione d’uso. È uno strumento obbligatorio che ripartisce il territorio per aree, al fine di proteggere zone tranquille e risanare quelle rumorose, normato dalla legge 447/1995, con limiti stabiliti dal Dpcm 14/11/1997. Non è una pura formalità, come vanno dicendo gli amministratori uscenti. Per smentirli basta ricordare che la Regione Campania vieta il rilascio di nuovi permessi di costruire o l’avvio di lottizzazioni in assenza del piano di zonizzazione acustica.

NESSUNO STUDIO SULLE ZONE AGRICOLE
Se a ciò si aggiunge la mancanza dello studio agricolo appare ancora più solare la frittata sullo strumento urbanistico. Si tratta infatti di un documento tecnico fondamentale del Puc che analizza lo stato attuale e le potenzialità delle aree rurali del territorio. Il suo scopo principale è fornire le basi conoscitive per classificare le Zone E (zone agricole), evitando che il suolo fertile venga cementificato inutilmente e promuovendo lo sviluppo delle aziende agricole locali. Lo studio agricolo è un allegato obbligatorio per la Vas, acronimo di Valutazione ambientale strategica del Puc, perché garantisce che lo sviluppo della città non distrugga le risorse naturali e alimentari del comune. Altro che inezie. Sono documenti essenziali.

Il soprintendente Mariano Nuzzo

I RILIEVI DELLA SOPRINTENDENZA
Un’altra clamorosa bocciatura del Puc arriva dalla Soprintendenza. “Si ritiene opportuno – si legge testualmente nel parere del soprintendente Mariano Nuzzo – che il Piano urbanistico comunale assuma in modo più esplicito il patrimonio culturale e paesaggistico come componente strutturale della pianificazione, non soltanto sotto il profilo vincolistico, ma anche quale elemento di orientamento delle scelte e qualificazione complessiva del territorio”. L’organo del Ministero della Cultura aggiunge: “Con riferimento al centro storico, si invita a sviluppare una disciplina che ne riconosca il valore unitario, non limitandosi ai soli episodi emergenti, ma considerando anche il tessuto edilizio diffuso, gli spazi aperti, i tracciati viari storici, le cortine edilizie, gli allineamenti, le visuali e gli elementi costitutivi dell’identità urbana. In tale prospettiva, appare opportuno estendere la perimetrazione della Zona A – Centro Storico – anche ai fabbricati prospicienti gli assi viari storici, favorendo indirizzi e criteri di intervento orientati alla conservazione dei caratteri distintivi dell’impianto storico”.

COLPO DI MANO O COLPO DI SOLE?
Derubricare a “pure formalità” i pareri irrefutabilmente negativi di Provincia, Regione e Soprintendenza è un modo irresponsabile di affrontare le palesi criticità del Puc. Inoltre è difficile ipotizzare, anche per chi è dotato di una fervida fantasia, che tre enti sovracomunali si siano coalizzati contro Michele Apicella per supportare Michele Griffo. Un complotto plutocratico internazionale appare poco probabile. Allo stato attuale mancano risultanze oggettive in tal senso. Pensare addirittura, come si vocifera, di convocare il consiglio comunale durante la campagna elettorale per approvare in extremis lo strumento urbanistico è pura follia. Più che un colpo di coda sembra un colpo di sole. Mai come sul Puc serve cautela, condivisione e rispetto rigoroso delle normative. È in ballo il futuro di Trentola Ducenta. E attorno allo strumento urbanistico si muovono forti interessi economici, in qualche caso affari milionari per gli imprenditori del cemento. Il varo all’ultimo istante del Puc alimenterebbe una ridda di legittimi sospetti. Forzare la mano esporrebbe tutti a guai seri in tutte le sedi. E, come avverte il poeta, chi è causa del suo mal pianga sé stesso.

Mario De Michele

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