“Da quando ci sono io come segretaria del Pd hanno sempre provato a commissariarmi, federarmi o farmi fuori”. A dirlo la segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein, alla festa del Foglio a Firenze. “Eppure siamo ancora qui – aggiunge Schlein, tornando sul dibattito sulla leadership della coalizione – non è il momento di farci spiegare com’è stato per tanti anni come dobbiamo riuscire a vincere perché ci diranno sempre la stessa cosa: che si vince al centro che, quindi, sarebbe meglio un candidato più disponibile alle larghe intese o più moderato, rassicurante”. E incalza: “In questi venti anni ci hanno fatto perdere sempre così, è ora di cambiare qualcosa di diverso”. Riguardo alla coalizione, la leader dem spiega: “Pd e M5s hanno storie completamente diverse, per questo è impegnativo costruire basi per l’alternativa progressista insieme, ma è difficile essere più divisi di quanti siano a destra”.
«Con un candidato moderato abbiamo perso vent’anni» incalza Elly Schlein dal palco della festa del Foglio, allestito tra i dipinti del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, a Firenze. La più grande sala mai realizzata in Italia per la gestione del potere civile, dalla quale la segretaria dem avverte i suoi e la coalizione: «Da quando sono la segretaria del Pd hanno sempre provato a commissariarmi, federarmi o farmi fuori, eppure siamo ancora qui. Ci diranno sempre la stessa cosa – avverte Schlein – e cioè che si vince al centro e che sarebbe meglio un candidato più moderato, disponibile alle larghe intese, più rassicurante» ma in questo modo «ci hanno fatto perdere per vent’anni, è il momento di cambiare e provare qualcosa di diverso», aggiunge Schlein, tornando sul dibattito sulla leadership della coalizione.
Glissa – e glissando sembra far intendere che non sia proprio così – sul fatto che il leader M5s Giuseppe Conte abbia proposto un terzo nome, un federatore con cui evitare i gazebo. «Non voglio fare gossip politico o stare qui a discettare sulle discussioni che abbiamo insieme agli alleati», taglia corto. Ribadendo di essere pronta per le primarie, «se questo può aiutare a tenere insieme la coalizione». L’altra strada è mettersi d’accordo e far guidare il campo largo «da chi prende un voto in più, come esiste in tutti gli altri Paesi europei. Altrimenti – spiega – si fanno le primarie, a cui io mi sono detta subito disponibile. Pd e M5s hanno storie completamente diverse, per questo è impegnativo costruire basi per l’alternativa progressista insieme, ma è difficile essere più divisi di quanti siano a destra».
«Litigi e divisioni all’interno della maggioranza – sottolinea Schlein – che ci sono anche sulla data del voto. Prima si vota, meglio è – torna a ripetere – ed è incredibile che Meloni non faccia sapere al Paese quando ci saranno le elezioni». In caso di vittoria del centrosinistra, «ho due idee precise. Saranno le priorità da affrontare nel primo Consiglio dei ministri: la questione dei salari e il costo dell’energia».





