Nei primi tre anni di mandato Antonino Santillo ha commesso un lungo rosario di errori. Il più grave e letale è quello di essere finito tra le braccia di Angelo Brancaccio e del suo gruppo Coraggio, oggi Orta Prospettiva Futura. Con l’aggravante di aver incaricato Gianfranco Piccirillo per fare da ponte tra loro due. Dopo un triennio il triangolo Santillo-Brancaccio-Piccirillo ha collezionato pessime figure sul piano amministrativo e ha creato un disastro nell’ambito politico. Se il primo anno di gestione è trascorso a bassa velocità per il rodaggio, l’ultimo biennio è stato contrassegnato dal totale immobilismo amministrativo e da continui terremoti politici.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti. È più facile fare un Jackpot milionario che trovare un cittadino di Orta di Atella che esprima un giudizio positivo su Santillo e company. Il tracollo è iniziato quando Brancaccio ha preso il pallino in mano. In pochi mesi la maggioranza composta da 16 consiglieri su 16 si è frantumata come gli oggetti di una cristalleria travolta da un elefante. E in effetti come sempre l’ex sindaco si è mosso a modo suo, il solito: “Si fa come dico io, punto e basta”. Prima ha fatto incetta di poltrone incassando due deleghe “pesanti” (Ambiente, Politiche sociali e Urbanistica) e la presidenza dell’Acquedotti. Poi si è scatenato contro i “non allineati”, cioè contro coloro i quali, consapevoli che era impensabile amministrare in stile anni del cemento selvaggio, hanno tentato di proporre una gestione politico-amministrativa non ancorata alle dannose logiche passato.

TIRO AL PICCIONE CONTRO GLI ALLEATI
Il primo strappo si è avuto con il passaggio all’opposizione di Fare Democratico per Orta Verde. Ferdinando D’Ambrosio, leader del gruppo politico-consiliare composto da Antonio Sorvillo e Nicola Margarita, è stato il più lungimirante. Già nel dicembre 2024 ha detto addio alla coalizione unica. La punizione è arrivata puntuale come un orologio svizzero extralusso all’inizio di febbraio 2025 con la revoca dal Comitato tecnico-scientifico dell’Acquedotti. Poi è toccato a Orta al Centro, lista più votata alle comunali del 2023, capitanata dall’ex sindaco Andrea Villano. I centristi sono stati cacciati dalla giunta per aver chiesto chiarimenti sullo scandaloso appalto diretto da 30mila euro assegnato a una ditta di proprietà di una cittadina ucraina, costituita 3 mesi prima dell’affidamento. Infine è stata la volta di Scelta Civica con il siluramento di Eduardo Indaco, la cui abitazione è stata oggetto di diverse visite delle forze dell’ordine in seguito agli esposti anonimi soltanto sulla carta, tutti conoscono il nome del noto autore. Stessa sorte è toccata alla casa di Mena Capasso, capogruppo di Orta al Centro. Per non parlare delle vergognose lettere infarcite di ingiurie e frasi volgari contro due donne molto conosciute nel mondo politico e dall’opinione pubblica. Guarda caso, gli esposti e le missive sono partiti dopo la rottura politica tra l’asse Santillo-Brancaccio-Piccirillo e gli ormai ex alleati.

IL FLOP DELLA SFIDUCIA A MASSARO
La devastazione politica ha raggiunto il culmine con il tentativo di far fuori anche il presidente del consiglio Giuseppe Massaro. Ancora una volta il sindaco ha seguito i suggerimenti sbagliati, di politici ormai superati e anacronistici, oltre che impresentabili, e ha proposto una sciagurata mozione di sfiducia nei confronti del timoniere dell’assise. Blitz miseramente fallito nel civico consesso, dove persino un esponente della maggioranza non ha votato a favore della mozione. Un fiasco clamoroso. Dopo l’interminabile gioco al massacro contro gli alleati i brancacciani hanno spostato il tiro sullo stesso Santillo esprimendo un voto tecnico sul bilancio di previsione a aprendo l’ennesima e stucchevole crisi politica nella squadra di governo. Se si tratta di un bluff per ottenere altri posti al sole o per tutelare i soliti interessi di bottega lo scopriremo presto. A luglio dovrà essere convocata la seduta consiliare per approvare il rendiconto. A causa dei ritardi del comune la Prefettura ha diffidato l’ente locale a tenere l’assise entro 20 giorni, altrimenti scatterà lo scioglimento anticipato e si tornerà al voto l’anno prossimo.

SANTILLO CAUSA DEL PROPRIO MALE
Al momento e in attesa di ulteriori piroette Santillo, che si è già dimesso due volte, non ha i numeri per approvare lo strumento contabile. Senza il sì dei tre consiglieri di Coraggio-Orta Prospettiva Futura, Nicola Russo, Anna Cirillo e Raffaella D’Ambrosio, la maggioranza non esiste più. È ridotta a malapena a 5 consiglieri. Difficilmente il sindaco potrà pescare nelle fila dell’opposizione per sostituire i brancacciani con altri gruppi. Tanto per non cambiare il futuro dell’amministrazione è nelle mani di Brancaccio che, sgretolando la coalizione uscita dalle urne, ha raggiunto l’obiettivo di diventare l’ago della bilancia. Santillo glielo ha concesso, Santillo ne paga oggi le conseguenze. Se i “coraggiosi” dovessero rientrare nei ranghi facendo passare il rendiconto il primo cittadino avrebbe poco da festeggiare: sarebbe più di prima legato mai e piedi a Brancaccio. Con tutto ciò che ne conseguirebbe. Chi è causa del suo mal…

INFLUENCER STILE ANTONIO RAZZI
Intanto il capo di Coraggio-Orta Prospettiva Futura si è riciclato come attempato influencer. Forse vorrebbe seguire le orme di Fabrizio Corona ma in realtà assomiglia molto di più ad Antonio Razzi. Sui social sta aspramente criticando Santillo e il suo team, nonostante il vicesindaco sia Pasquale Pellino, indicato dallo stesso Brancaccio. È un’operazione ridicola e senza alcuna prospettiva futura per Orta. Se la città versa nel degrado e se la maggioranza è alla frutta il principale responsabile è Brancaccio. Non a caso i suoi post su Fb suscitano ilarità generale, in qualche caso compassione per un politico nostalgico degli anni d’oro del boom edilizio ma che ormai ha fatto il suo tempo. Nessuno al mondo, neppure i bimbi in fasce, crede alla favoletta social di un Brancaccio vittima, quando tutti, incluso Santillo, sanno che come avviene orami da 12 anni è sempre stato lui il carnefice delle amministrazioni locali. Un andazzo che per fortuna dei cittadini andrà inevitabilmente scemando. Più di uno sostiene che è già quasi completamente scemato.
Mario De Michele





