«Il sequestro del fondo agricolo di Trentola  in cui sono stati smaltiti fanghi tossici evidenzia una assurda verità: sullo smaltimento illegale di rifiuti, nel migliore dei casi riescono a intervenire, ex post, magistratura e forze dell’ordine, a distanza di anni dall’evento delittuoso, quando ormai il disastro ambientale si è già verificato. Ad oggi, invece, attività di prevenzione e controllo reale sono del tutto inefficaci se non addirittura inesistenti.

Non esistono reali garanzie che quanto accaduto in passato non si stia ancora perpetuando» lo denuncia il Presidente della Commissione Regionale Ecomafie Antonio Amato «Quello degli impianti autorizzati allo smaltimento e recupero dei rifiuti è un universo composito e complesso, con troppe zone d’ombra, e tante autorizzazioni sospese, revocate, scadute e non rinnovate. Sono proprio le varie fasi di controllo, quella legata al transito dei rifiuti, alle relazioni periodiche e alle ispezioni degli impianti, ad aprire spaventose lacune. Ad oggi, ad esempio, nell’attesa kafkiana del SISTRI, ancora il controllo sul transito è demandato al semplice invio di fax del proprietario/gestore del rifiuto e del proprietario/gestore dell’impianto di ricezione del rifiuto. L’unica fonte informativa disponibile è ancora legata al sistema del Modello Unico di Dichiarazione Ambientale, MUD, poco più di un’autocertificazione. Se si pensa» continua Amato «che la Campania continua a importare significativi quantitativi di rifiuti speciali dalle altre regioni, secondo gli ultimi dati disponibili, ufficialmente, tra le 200 mila e le 300 mila tonnellate l’anno, si palesano falle che poi si rivelano gestite direttamente dalla camorra. I dati, d’altro canto, evidenziano che la gestione illegale dei rifiuti, urbani e speciali, pericolosi e non, attraverso l’abbandono e il deposito incontrollato e la discarica abusiva vera e propria, è un fenomeno in costante aumento negli ultimi anni. Si stima in Campania, secondo i dati ARPAC, un quantitativo di alcuni milioni di tonnellate di rifiuto oggetto di abbandono. E il nuovo Piano Regionale per i rifiuti speciali» afferma il Presidente della Commissione Ecomafie «al momento sembra contenere davvero pochi spunti di concretezza d’azione. Ma serve innanzitutto un’azione forte del governo nazionale da un lato per far entrare finalmente in funzione il sistema di tracciabilità oggi atteso, dopo tanti flop e sprechi di denaro pèubblico, per luglio 2013, dall’altro per introdurre in sede penale, e inasprire in sede amministrativa i reati ambientali. Quindi serve un reale coordinamento interistituzionale che veda in prima linea le Prefetture» conclude Amato «Gomorra si fa forte del connubio tra la famelicità di un’imprenditoria senza scrupoli e l’inadeguatezza e connivenza dello Stato. Connubio che, nel settore rifiuti, è del tutto palese, ma sul quale ancora si agisce in modo del tutto inadeguato»

 

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