Non ce ne vogliano Stefano Bonaccini, Elly Schlein e Paola De Micheli, ma Gianni Cuperlo vola molto più alto. Da toccare il cielo con le mani. Con lui al timone del partito democratico si avrebbe la tanto agognata svolta. Altro che cambiare tutto per non cambiare nulla. “Il Gattopardo” finirebbe finalmente in gabbia. Sul piano politico e culturale Cuperlo è tanta roba. Troppa. Nella società dei tweet e delle semplificazioni social il candidato alla segreteria nazionale del Pd è un pesce fuor d’acqua. Aborra gli slogan. Odia le generalizzazioni. Preferisce “essere” piuttosto che “apparire”. Una diversità sostanziale. Pirandello docet. Apparire significa mostrarsi agli altri: esibirsi, essere individuati e accettati, ammessi, legittimati. L’apparenza conduce al travestimento per la recita di un copione. Per dirla con lo scrittore di Girgenti si gioca tutto sul rapporto dialettico tra vita e forma. Cuperlo “vive la politica”. Nella sua carriera non è mai rimasto prigioniero della forma. Non ha mai indossato maschere. Un pregio? In un altro mondo. Oggi la complessità non paga. Anzi fa pagare lo scotto di “apparire” radical chic con l’aggravante, nel suo caso, della erre moscia. Ai giorni nostri l’apparenza è tutto. Diviene forma ricordandoci il mito platonico della caverna. Anche per questo Cuperlo non vincerà il congresso del Pd. Non è competitivo sul terreno degli spot. È un intellettuale che non sa e non vuole (s)vendersi. È di un’altra epoca? Nient’affatto. Ce ne fossero come lui. Ma purtroppo la fauna politica si ciba di pressapochismo e demagogia. Nel dna di Cuperlo c’è un approccio radicale, nel senso che va alla radice dei problemi. C’è una chiara identità di sinistra. C’è una visione della società che ha il respiro lungo. Il candidato dem non guarda alle prossime elezioni, è proiettato nei prossimi 20 anni. Anche questo è un difetto, come l’alto tasso culturale (cita Bobbio) e l’impostazione gramsciana: non sopporta “gli indifferenti”. Quelli che Dante colloca nell’Antinferno. Gli ignavi di un tempo, sono gli indifferenti di oggi. Con Gianni Cuperlo verrebbero cacciati anche dal vestibolo dantesco. Perciò, purtroppo, non sarà il nuovo segretario del partito democratico, a meno che il 2023 non sia l’anno delle clamorose sorprese. Delle belle sorprese. Mutuando Guccini a noi piace immaginarlo alla guida della locomotiva dem. Il Pd diventerebbe una cosa viva.

Mario De Michele

LA VIDEO INTERVISTA A GIANNI CUPERLO



LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui