di Nicola del Piano

La personalità dell’uomo si realizza e si riconosce anche attraverso l’ambiente in cui vive. Nel bene giuridico “ambiente” si identificano diversi beni già tutelati e presenti nella Carta costituzionale. Tuttavia, una difesa dell’ambiente tout court non trova, nella stessa Carta, una completa definizione e valorizzazione, se non indirettamente. Sempre più la “questione ambientale” diviene di forte importanza e scenari che riguardano l’ambiente si aprono, lasciando però nel buio interpretativo e decisionale, sia protagonisti che interpreti.

La tutela dell’ambiente, infatti, tocca e va ad incidere sullo sviluppo stesso della personalità umana. Le proteste che animano la difesa delle montagne in Val di Susa o dei territori martoriati dell’area a nord di Napoli (quest’ultime assai timide a dir la verità), così come pure altre situazioni non meno importanti in giro per l’Italia, non chiedono soltanto che si tutelino il paesaggio e i beni culturali (art. 9 Cost.) ovvero la salute (art. 32 Cost.), ma, in maniera molto più incisiva, si inseriscono all’interno di una tutela dell’esistenza umana nel suo complesso. La strettissima relazione che intercorre tra ambiente e diritti, dunque, porta a identificare il diritto all’ambiente come la possibilità di vivere in un’ambiente salubre, di non vedere i propri figli morire di cancro, di non vedersi coprire di cemento le proprie montagne, di poter condurre la propria esistenza secondo uno sviluppo equilibrato ed armonico.

Una materia, dunque, che attraversa altri diritti ed altri beni giuridici, i quali anche in essa trovano espressione. Una materia senz’altro complessa e trasversale, utilizzata per il perseguimento di quelle istanze di politica sociale, quali la difesa della qualità della vita e del benessere in generale, ed affidate all’Amministrazione pubblica dalle Costituzioni contemporanee. Non una difesa incondizionata ed assoluta del valore “Ambiente”, quindi, ma contemperamento instancabile di diritti e di doveri, nel quadro delineato dalla Costituzione, i cui valori, è ben non dimenticarlo, sono posti per il perseguimento di una convivenza pacifica, tra il benessere dell’individuo e la giustizia sociale. In tal senso, appare assurda e senz’altro fuori da un contesto democratico, la militarizzazione che sta avvenendo in Val di Susa, ove il Governo sceglie di porsi, non al fianco dei suoi cittadini, ma addirittura contro, non avendo in alcun conto gli individui che lì svolgono la loro esistenza e gli stessi valori costituzionali che dovrebbero porsi alla base di ogni intervento pubblico, non solo, evidentemente, con riferimento al bene ambiente di cui qui si scrive.

E’ indubbio, infine, che riconoscere valore all’ambiente a livello costituzionale rappresenta l’ultimo tassello di una visione del mondo. Innalzare l’Ambiente a valore dell’umanità, come lo definisce la Costituzione europea, significa, difatti, ricercare dapprima un equilibrio tra esigenze e valori, ma soprattutto modificare l’approccio che si ha verso di esso, con l’obiettivo di uno sviluppo realmente sostenibile, ove la convivenza sia basata sulla valutazione della crescita economica non solo in termini quantitativi, ma anche in termini qualitativi, considerando gli effetti di ricaduta sull’ambiente e, conseguentemente, sulla qualità della vita stessa.

 

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