di Mario De Michele

Se in circolazione c’è ancora qualche “coraggioso” che va dicendo in giro che l’amministrazione comunale è viva e vegeta e “lotta assieme a noi” basta la delibera di giunta di approvazione del bilancio di previsione per relegare la becera propaganda in un cassetto chiuso a doppia mandata (clicca qui e link in basso). Il via libera allo strumento contabile e a tutti i provvedimenti ad esso collegati, tra cui il documento unico di programmazione, è stato dato da un esecutivo monco e illegittimo, senza il rispetto della quota rosa e senza l’assessore delegato a Bilancio e Finanze. A tre mesi dalle dimissioni di Elvira Caccavale, che lo scorso 28 dicembre si è dileguata per far parte della squadra di governo di Aversa, e a due mesi dall’addio di Tonino Russo per note vicende giudiziarie, i due componenti della giunta non sono ancora stati sostituiti.

Gianfranco Piccirillo

Si va avanti a colpi di delibere irregolari e sulla scorta di una maggioranza più traballante di una sedia senza due gambe. “Succede solo a Orta”, scriverebbe su Fb Gianfranco Piccirillo ai tempi dello scontro con Angelo Brancaccio, oggi di nuovo suo alleato e suo salvatore. L’amministrazione guidata sulla carta da Antonino Santillo si regge sul sostegno decisivo dei brancacciani, ago della bilancia di una coalizione che da più di un anno tira a campare e naviga a vista. Si è andato a farsi friggere il “bene di Orta di Atella” sbandierato a destra e a manca da alcuni consiglieri comunali aggrappati alla poltrona per il bene proprio, punto e basta.

Tania Brancaccio

C’è chi fa parte della maggioranza per motivi urbanistici, l’irregolare regolarizzazione edilizia dei terreni dell’azienda di famiglia, chi non molla l’osso per racimolare altre briciole, chi arriva a fine mese grazie all’indennità di carica, chi perché non sarà più rieletto nemmeno se Cristo scende di nuovo in terra. E poi c’è chi, come Brancaccio, tornato a essere il padrone della città, che sta lavorando per spianare la strada a sua figlia Tania alle prossime comunali per la serie gattopardesca “cambiare tutto per non cambiare nulla”. Ed ecco che per la prima volta nella storia di un comune italiano il bilancio di previsione viene approvato senza l’assessore al Bilancio da una giunta “contra legem” composta da un sarto delegato ai Lavori pubblici, per rattoppare le “bughe” come lui stesso le definisce sui social, da un tipografo che si occupa di tutto e di più, stampando figuracce in continuazione, e dall’unica donna al mondo più invisibile dell’uomo invisibile.

Antonino Santillo

Un esecutivo capitanato da un sindaco laureato in teologia che ogni santo giorno conta le ore in febbrile attesa dello scoccare del 27 del mese. Un primo cittadino fagocitato da Brancaccio e da suo cugino Piccirillo che resterà negli annali per la sua orami proverbiale inadeguatezza amministrativa e per un’inconsistenza politica mai vista prima. Il varo degli strumenti contabili da parte di una giunta monca di due assessori su cinque e senza il rispetto della parità di genere è soltanto l’ultimo atto di una commedia dell’assurdo sfociata prima in farsa poi in tragedia. Purtroppo per gli ortesi non finisce qui. Perché, si sa, al peggio non c’è mai fine.

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