Sul piano urbanistico è un altro salto nel buio. Per meglio dire, nell’abisso dell’illegittimità. Sotto il profilo politico è l’ennesimo atto elettoralistico per fare man bassa di consensi nelle aree periferiche in vista delle comunali di maggio. Nel mirino del sindaco Pd Enzo Guida e della sua coalizione sono finiti i voti dei residenti del Parco Serena in via Matteotti. Lo scorso 12 marzo la giunta ha dato l’ok alla monetizzazione degli standard in misura proporzionale alle rispettive quote dei singoli proprietari (clicca qui e link in basso).
“SALVA CASA” INATTUABILE
Il Parco Serena, realizzato degli imprenditori Vergara, è uno di quelli, assieme al Parco Pelliccia in via René Guénon e a quelli nati nei pressi del ponte di Sant’Antimo-Cesa, che insistono nelle zone D, destinate agli insediamenti produttivi. Ma quelli che sulla carta dovevano essere uffici commerciali e direzionali si sono trasformati senza autorizzazione in case per civile abitazione. Per regolarizzare la situazione in modo irregolare Guida e il delegato all’Urbanistica Mimmo Mangiacapra hanno brandito il “Salva Casa”. Una scorciatoia illegittima perché il decreto ideato da Salvini esclude espressamente la possibilità di sanare le difformità urbanistiche nelle zone D tramite il cambio di destinazione d’uso.

LA DELIBERA “VIZIATA”
Il circolo vizioso è iniziato il 7 febbraio 2025. Sulla spinta di Guida e di Mangiacapra il consiglio comunale ha approvato la delibera di indirizzo per avviare l’iter dei cambi di d’uso per un centinaio di appartamenti. Al comune sono giunte le richieste di numerosi proprietari di immobili, tra cui quelli del Parco Serena. I residenti hanno chiesto il cambio destinazione degli alloggi. E, come detto, il 12 marzo l’esecutivo ha dato il via libera alla monetizzazione degli standard per le case-ufficio.
UNA STRADA SENZA USCITA
La strada dell’amministrazione comunale conduce a un vicolo cieco. Per risolvere in modo legittimo un problema che sicuramente va risolto, perché si tratta di un centinaio di famiglie che usano gli immobili come prima casa, bisogna ricorrere alla variante al Puc riclassificando i suoli da zone D a zone B. Soltanto dopo la riclassificazione delle aree in questione è possibile il cambio d’uso degli appartamenti tramite il “Salva Casa” che, come già rimarcato, esclude in modo inequivocabile gli immobili ricadenti nelle zone D.

PARAMETRI INAPLICCABILI
Come dovrebbe sapere il responsabile dell’utc Giacomo Petrarca non è possibile dichiarare le aree D equipollenti a quelle A, B e C come ha disposto la maggioranza in palese violazione del decreto di Salvini. Le zone D prevedono parametri volumetrici totalmente diversi rispetto a quelle residenziali. Nelle aree destinate ad attività produttive il parametro volumetrico riguarda l’altezza, la distanza dai confini e la superficie da occupare. Negli insediamenti di carattere commerciale e direzionale a 100 mq di superficie lorda di pavimento di edifici previsti deve corrispondere la quantità minima di 80 mq di spazio per standard urbanistici, escluse le sedi viarie, di cui almeno la metà destinata a parcheggi. Per quelle residenziali invece gli standard sono parametrati per numero di abitante. Ed a ogni abitante corrispondono 100 metri cubi di costruzione, ovvero 20 mq di standard.

MISCHIATE MELE E PERE
In altre parole sulle zone D gli standard sono di gran lunga maggiori rispetto a quelli delle zone B. Ed è ovvio che sia così, perché le zone D e le zone B hanno destinazioni urbanistiche completamente diverse. Le D sono riservate alle attività produttive, quelle C alle residenze per civili abitazioni. Non è possibile applicare gli stessi parametri equiparando le mele con le pere. Non solo. Il “Salva Casa” prevede che i cambi d’uso vanno concessi, qualora ricorrano i requisiti di legge, ad ogni singolo richiedente. Ipotizziamo che il Parco Serena sia composto da 30 appartamenti e che soltanto 20 proprietari facciano richiesta del cambio di destinazione con la monetizzazione degli standard “in misura proporzionale alle rispettive quote”, come stabilisce la delibera di giunta, chi pagherà gli standard per i 10 immobili restanti?
SENZA QUANTITÀ E QUALITÀ
Anche uno studentello imberbe iscritto al primo anno di Ingegneria o di Architettura capirebbe al volo che l’intero palazzo non sarebbe urbanisticamente in regola. Ergo, il problema non sarebbe risolto. C’è di più. È assurdo asserire che gli standard sono quelli del titolo abilitativo che ha autorizzato la costruzione. Per legge è necessaria la verifica rispetto alla nuova destinazione impressa all’immobile. Inoltre per i servizi primari e secondari vanno specificate la qualità e la quantità, cioè va esplicitato in che modo viene verificata l’esistenza e la sussistenza di tali servizi.

DOPPIA BEFFA PER I RESIDENTI
Insomma è solare e pacifico che l’iter seguito da Guida e company sia illegittimo e non risolutivo. Si tratta di una “trovata”, peraltro stupida, in salsa cesana. Non è altro che un modo per prendere in giro i proprietari due volte e a caro prezzo. Qualora fossero accolte le concessioni sarebbero palesemente “contra legem”. Al primo esposto o alla prima verifica le autorizzazioni verrebbero annullate in autotutela. Nel frattempo i residenti avrebbero già versato cospicue parcelle ai membri del “partito dei tecnici”, che pur di fare altri soldi si stanno occupando di pratiche irregolari a 4mila euro a botta.

SOLO COSE BELLE (PER LORO)
Sul piano politico Guida e il suo team andrebbero a “riscuotere” in campagna elettorale. “Avete visto? Vi abbiamo risolto il problema”, diranno ai proprietari in perfetto stile “solo cose belle”. Si spera che i cittadini delle periferie non cadano di nuovo nel tranello. Altrimenti farebbero, come recita un noto motto popolare, “cornuti e mazziati”.
Mario De Michele












