di Mario De Michele
Molto probabilmente finirà sulla scrivania dei giudici amministrativi la questione della ripartizione dei seggi nel civico consesso. La disputa sarà oggetto di valutazione del Tar ed eventualmente del Consiglio di Stato. Ma al netto della disputa giuridica dalle urne è uscito un dato politico chiaro: l’elettorato di Trentola Ducenta si è letteralmente spaccato in due. Michele Apicella è stato riconfermato sindaco il 50,96%, grazie a 6.403 voti, mentre le 6 liste a lui collegate si sono fermate al 49,60% raccogliendo nel complesso 6.088 preferenze. Sul versante opposto lo sfidante Michele Griffo ottiene una manciata di voti in meno rispetto ai 6 gruppi che hanno formato la sua coalizione. L’ex primo cittadino incassa 6.162 preferenze, pari al 49,04%, laddove il raggruppamento a suo sostegno mette in carniere 6.187 consensi, che si traducono nel 50,40% dei suffragi.

DISPUTA SULLA RIPARTIZIONE DEI SEGGI
Secondo il portale Eligendo del ministero dell’Interno, il team di Apicella ottiene ugualmente il premio di maggioranza che fa scattare il 60% dei posti in assise, cioè 10 seggi, più quello spettante alla fascia tricolore, al cospetto dei 6 scranni assegnati alla minoranza, incluso quello del candidato sindaco sconfitto. Sulla scorta di alcune sentenze dei giudici amministrativi la percentuale andrebbe calcolata in base al totale delle preferenze raccolte da Apicella e dal suo schieramento. Un valore di riferimento che però va in contrasto con il Testo unico degli enti locali. Infatti il Tuel dice espressamente che se le liste collegate al sindaco vincente non raggiungono anch’esse il 50% + 1 dei voti il premio di maggioranza non scatta e i seggi vengono attribuiti proporzionalmente tramite il metodo d’Hondt. In questo caso, essendoci stato di fatto un pareggio, 8 posti spetterebbero alla maggioranza e 8 all’opposizione, oltre come detto al seggio attribuito ad Apicella, la cui proclamazione a sindaco è prevista per domani. Insomma l’oggetto del contendere è rilevante e per sbrogliare la matassa non è escluso il ricorso ai giudici amministrativi.

LE ELEZIONI DECRETANO UN PAREGGIO
È invece palese il risultato politico quasi ex aequo delle comunali, in una competizione che ha fatto registrare un balzo in avanti dell’affluenza con il 78,20%, pari a 12.785 votanti, rispetto al 71,83% delle precedenti comunali. Quasi 7 punti percentuali in più. In pratica 8 elettori su 10 si sono recati alle urne. La grande partecipazione popolare è sicuramente è un ottimo segno. Vuol dire che Apicella e Griffo hanno messo in campo squadre e ricette politico-amministrative in grado di convincere i cittadini di scegliere la cabina elettorale in luogo di quella balneare. Nell’analisi del voto è necessaria una premessa: con l’elezione diretta del sindaco si vince anche con un solo volto in più. E la vittoria risicata non scalfisce la legittimità amministrativa di Apicella a governare la città per il secondo mandato di fila. Ma in politica i numeri contano, eccome. Il sindaco riconfermato ottiene appena 241 preferenze in più del suo avversario: 6.403-6.162. Non solo. Nello scorporo delle aree territoriali balza agli occhi un altro dato per nulla secondario: Griffo stacca Apicella nel centro, mentre il suo rivale conserva la fascia tricolore grazie ai consensi ottenuti a Ducenta. Cosa vogliamo dire? Che oltre a un elettorato diviso a metà c’è anche una città spaccata sul piano territoriale. E anche questo aspetto non va trascurato, nel senso che andranno attuate politiche e scelte amministrative in linea con la volontà popolare, alias per dare risposte concrete e attinenti alle diverse aree di Trentola Ducenta.

LA PERDITA DI CONSENSI DI APICELLA & CO.
Sul piano politico la vittoria di misura di Apicella si presta a molteplici interpretazioni. In provincia di Caserta è l’unico sindaco uscente che prevale per il rotto della cuffia. Evidentemente non ha governato benissimo. Ma la sua affermazione di misura è riconducibile anche alla capacità di Griffo di presentare agli elettori una proposta seria e una squadra all’altezza. Nonostante sia rimasto fuori dalla scena politica per oltre 15 anni e malgrado la differenza anagrafica con il suo rivale, l’ex fascia tricolore ha sfiorato l’impresa. Chapeau. Infine non si può glissare sull’approvazione del Puc a 6 giorni dal voto. Anzi, è verosimile che il colpo di mano di Apicella e della maggioranza uscente sia stato determinante sull’esito delle elezioni. Senza il via libera in extremis allo strumento urbanistico quasi certamente sarebbe stata scritta un’altra storia. In ogni caso, come abbiamo già avuto modo di scrivere in un pezzo a caldo dopo il voto ricorrendo a una citazione storica, il successo di Apicella e company è una “vittoria mutilata”. Che, sia chiaro, non delegittima né sminuisce la riconferma. Ma che segnala un dato politico incontrovertibile: nei suoi precedenti 6 anni di governo il sindaco non solo non è riuscito ad allargare il suo consenso, come al contrario è avvenuto in altre città, ma addirittura ha subito un significativo restringimento del suo bacino elettorale. Un dato ancora più rilevante nella misura in cui l’amministrazione uscente ha beneficiato dei fondi del Pnrr che hanno fatto la fortuna di tutti i primi cittadini ripresentatisi al giudizio del popolo. Varrebbe la pena rifletterci su.





