Giovanni Zannini non ha esercitato pressioni, condizionamenti o minacce ai danni di Enzo Iodice per farlo dimettere da direttore sanitario dell’Asl di Caserta. Non lascia adito a dubbi la motivazione alla base della sentenza del Tribunale del Riesame di Napoli che ha rigettato l’impugnazione in Appello presentata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere per ottenere l’applicazione di una misura cautelare nei confronti del consigliere regionale, già colpito da divieto di dimora, nell’ambito dell’inchiesta che lo vede coinvolto per la sua attività politica nel parlamentino campano. La decisione del Riesame risale al 18 maggio, ma solo nelle ultime ore è stata depositata la motivazione dei giudici della libertà.
La vicenda riguarda l’ipotesi di concussione collegata alle dimissioni di Enzo Iodice dall’incarico di direttore sanitario dell’Asl di Caserta, avvenute nel settembre del 2023. Secondo i pm c’erano gli elementi per l’adozione di un provvedimento restrittivo nei confronti di Zanini, ma il Riesame ha confermato di fatto quanto già stabilito in precedenza dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Nelle motivazioni del provvedimento il Riesame ha evidenziato che non sono emerse prove concrete di pressioni, condizionamenti o minacce esercitate dal consigliere regionale nei confronti dell’ex dirigente sanitario, come aveva confermato lo stesso Iodice nelle dichiarazioni rese durante gli accertamenti.
Giovanni Zannini, attualmente fuori dalla Campania, è difeso dagli avvocati Angelo Raucci e Vincenzo Maiello, che hanno sostenuto l’assenza di elementi idonei a dimostrare il coinvolgimento del consigliere regionale, attualmente sospeso, nella scelta di Iodice di lasciare l’incarico. Scagionato dei giudici del Riesame anche Antonio Postiglione, in quanto non aveva alcun potere funzionale in grado di poter incidere sulla decisione di Iodice di rassegnare le dimissioni.
Resta in piedi il filone sulla realizzazione di un grande caseificio, nella zona industriale di Cancello ed Arnone riconducibile alla società Spinosa, facente capo agli imprenditori Paolo e Luigi Griffo. Stando all’accusa, Zannini si sarebbe attivato per evitare la revoca di un finanziamento Invitalia superiore ai 10 milioni di euro. Fondi che, secondo la Procura, non sarebbero stati legittimamente concedibili a causa di carenze documentali e irregolarità procedurali. In questo ambito al consigliere regionale vengono contestati, in concorso con i due imprenditori, i reati di truffa, falso e corruzione.
Mario De Michele





