Primo consiglio a Cesa: Guida punisce subito l’opposizione, le risate ebeti dei tifosi e le offese degli scemi illustri

di Mario De Michele
Ha sancito la fine del triennio nero il consiglio di insediamento del Guida ter. Dopo 3 anni di inciuci tra maggioranza e opposizione, con un’assemblea consiliare prona ai desiderata del sindaco, in assise torna il confronto libero e democratico tra chi governa e chi siede tra i banchi della minoranza. Se i 5 Stelle erano diventati di fatto una costola del Pd, o meglio del primo cittadino, gli esponenti di Cesa in Comune hanno ripristinato la normalità aprendo finalmente una stagione nuova nell’istituzioni locali, trasformate in scendiletto di Guida dal consociativismo pentastallato. La postura subalterna del M5S è stata pagata a caro prezzo alle comunali del 24 e 25 maggio. Raffaele Bove, unico candidato in quota 5 Stelle nella lista Solo Cose Belle, si è piazzato all’ultimo posto con appena 157 voti. Un disastro elettorale che ha segnato la scomparsa dei seguaci di Giuseppe Conte dall’agone politico. L’esito nefasto di 3 anni di accondiscendenza acritica alla fascia tricolore. La conseguenza plastica della scelta dei pentastellati di battere in ritirata in cambio di un pezzettino di gestione spicciola del potere. L’esatto contrario del dna dei 5 Stelle, a dimostrazione del fatto che Guida è come un’idrovora che mastica e digerisce tutto e tutti.

Cesario Bove, Gina Migliaccio, Giuseppe Fiorillo e Luigi Oliva

SI TORNA AL CONFRONTO DEMOCRATICO
Nel primo consiglio comunale della nuova amministrazione, che si è svolto ieri, Giuseppe Fiorillo, Gina Migliaccio (capogruppo) Luigi Oliva e Cesario Bove hanno assunto un approccio responsabile e coerente con il ruolo affidato loro dagli elettori. Opposizione costruttiva ma ferma e vigile. Alla luce di quanto visto nel triennio nero sembra una posizione rivoluzionaria. Non è altro che il ritorno alla normalità. Quella normalità spazzata via da consiglieri di minoranza che nella passata gestione hanno usurpato il posto dei 4 eletti dal popolo: Ernesto Ferrante, Carmine Alma, Amelia Bortone e Paola Verde. Con l’aggravante di aver stretto sottobanco un patto con la maggioranza. Cesa in Comune ha invertito la rotta di una tendenza catastrofica sia per le istituzioni che per i cittadini. Fiorillo e company hanno ribadito che l’opposizione non è contro la città, è a favore della risoluzione dei problemi della gente ma con un punto di vista differente dalla squadra di governo. La minoranza rispetterà il programma proposto alla popolazione durante la campagna elettorale, si batterà per le priorità che ritiene fondamentali per la rinascita del paese, senza però mai tradire il mandato ricevuto dai cittadini, ovvero senza trasformare l’assise in un’aula sorda e grigia. Anche se in tema di colori è stato un colpo nell’occhio la bella giacca blu elettrico di Fiorillo su un pantalone verdino-marroncino. Per poco il suo stilista personale non è svenuto. Tra i maschietti il premio eleganza spetta invece a Luigi Oliva.

Angela Oliva

SCONTRO SUL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
Chi ha vinto le elezioni ha il compito di governare, chi le ha perse ha il dovere di garantire la trasparenza degli atti amministrativi e la tutela dei diritti di tutta la collettività. Si chiama differenza dei ruoli, si legge democrazia, si traduce in un confronto libero e scevro da condizionamenti. I quattro consiglieri di Cesa in Comune sono una garanzia. E se chi ben comincia è a metà dell’opera l’avvio del team di Fiorillo va nella direzione giusta. Il “no” alla proposta di Guida di mercanteggiare il ruolo di vicepresidente dell’assise con il voto a favore del presidente indicato dalla maggioranza non è una bocciatura per Angela Oliva, eletta com’era nelle previsioni timoniere del civico consesso. È un modus operandi irreprensibile. Del resto appoggiare il nome della maggioranza sarebbe stata una doppia mossa: Oliva è anche delegata a settori importanti, quindi svolgerà al tempo stesso un ruolo istituzionale e di governo.

Enzo Guida

GUIDA PUNISCE CESA IN COMUNE
Non si è fatta attendere la reazione scomposta di Guida, allergico ai “no”. Per castigare la coerenza della minoranza non è stato votato come vicepresidente del consiglio Luigi Oliva, proposto da Cesa in Comune. La prima punizione pubblica degli avversari, in linea con il suo modo di intendere l’amministrazione comunale: chi non è con me è contro di me. Ancora una volta la fascia tricolore dimostra poca dimestichezza democratica e confonde la vittoria elettorale con la vittoria del comune. Una differenza cruciale tra il ruolo di sindaco e quello di podestà, perché un conto è governare, altra cosa è comandare. Altra cosa ancora è pretendere di piegare la minoranza ai propri voleri, com’è tristemente avvenuto negli ultimi 3 anni con una tragicomica finta opposizione, poi confluita in massa nella lista di Guida, seppur con esiti devastanti alla luce dei risultati di Raffaele Bove e di Maria Rosaria Guarino, entrambi non eletti per il grande inciucio con il sindaco e con il Pd.

Il municipio di Cesa

LA PAZZIA DEGLI SCEMI ILLUSTRI
L’idiosincrasia per la democrazia si è avvertita chiaramente anche tra i ranghi di alcuni tifosi di Solo Cose Belle che hanno assistito al civico consesso di insediamento. Le risate ebeti dei pensionati-hoolingan durante gli interventi dell’opposizione fanno venire da piangere. Le frasi a voce alta di parenti illustri di esponenti di primo piano della maggioranza del tipo “Quella è pazza”, quando un componente di Cesa in Comune ha preso la parola, è la quintessenza dell’inciviltà politica e personale in forma tribale di quelli che coltivano solo cose belle e accusano gli altri di fomentare l’odio. Se “quella è pazza”, tu sei una “povera scema”, verrebbe da dire. Ma è meglio stendere un velo pietoso e passare oltre, come suggerisce il poeta.

Fatto sta che la musica in consiglio comunale è cambiata. Sono già un lontano ricordo i monotoni assoli di Guida, acclamati come capolavori dall’intera aula. Sono alle spalle le sedute consiliari in cui sarebbero state approvate anche dall’opposizione mozioni intitolate: “Gli esponenti della minoranza sono degli emeriti cretini”. Con annesso applauso unanime. Appartiene al passato il triennio nero del consociativismo interessato. Si è tornati alla normalità democratica. I fautori del pensiero unico se ne facciano una ragione. Resteranno sempre sbarrati i cancelli del mercato delle vacche. E sarà un bene per le istituzioni e per i cittadini.

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