Da 5 giorni un testo di legge è all’esame della commissione Sanità del Consiglio regionale. Vuole regolare in Campania, come già approvato in altre tre Regioni e in assenza di una norma nazionale, l’assistenza sanitaria relativa al fine vita. Ma di fronte al tema del suicidio medicalmente assistito per malati irreversibili, è scattato il richiamo dei vescovi campani: “La Conferenza episcopale invita al dialogo il Consiglio regionale prima di legiferare”. Con due premesse lapidarie per il mondo cattolico: “Il valore e la dignità intangibile di ogni vita umana”. E soprattutto “la differenza sul piano etico e sociale”, per i vescovi, “tra il lasciar morire, nel rispetto del decorso naturale, e il far morire, attraverso un intervento intenzionale”.
L’altolà della Chiesa interroga direttamente il presidente della Regione Roberto Fico. Che apre «a un ampio confronto con tutte le componenti della nostra comunità», ma si dice «convinto che sia necessario dotarsi di una legge, nel solco delle indicazioni fornite dalla Corte costituzionale». Perché «occorre dare le risposte che da troppo tempo i cittadini attendono». Non è un muro contro muro, ma le posizioni in campo sono definite. Era presidente della Camera, Fico, quando la Consulta intervenne nel vuoto normativo. Quattro i requisiti già stabiliti per il fine vita: la capacità decisionale del malato, l’irreversibilità della malattia, la sofferenza intollerabile e la dipendenza da trattamenti di sostegno vitale.
È acclarato ormai che la verifica delle condizioni spetta al servizio sanitario regionale. E qui si inserisce la legge campana. Due testi presentati in commissione, uno a firma del consigliere Marco Villano del Pd e l’altro di Luca Trapanese dei 5 Stelle. Che sono stati già unificati. Ecco i punti cardine: l’istituzione di una commissione multidisciplinare che verifica i requisiti per l’accesso al suicidio medicalmente assistito e definisce il trattamento “in accordo con la persona assicurando una morte rapida, indolore e dignitosa”.
È fissata la gratuità della prestazione, con un fondo di 10 mila euro l’anno della Regione, “la libertà di coscienza per i medici” di entrare a far parte della commissione istituita in ogni Asl, il parere di un comitato etico. “La commissione – si legge nel testo – verifica che la persona abbia ricevuto informazione sull’accesso alle cure palliative disponibili”. È un passaggio che accorcia le distanze. Perché nella nota dei vescovi si sottolinea che “la strada da percorrere con determinazione è quella del potenziamento della rete di cure palliative sul territorio regionale, dell’assistenza domiciliare integrata, del sostegno alle famiglie e della formazione di personale sanitario dedicato all’accompagnamento nel fine vita”, per “garantire a ogni persona di affrontare la fase terminale della vita con dignità e senza abbandoni”.
I vescovi si dicono contrari “all’accanimento terapeutico” ma ribadiscono, ed è l’aspetto chiave, che “non va confuso né assimilato alla scelta di provocare attivamente la morte”. Per Fico “le istituzioni hanno il dovere di affrontare il tema con responsabilità”. Senza arretrare. “Sono certo – conclude il presidente – che nel lavoro che il Consiglio porterà avanti si procederà dando all’ascolto e al dialogo lo spazio che meritano”.
Consapevoli che in altre Regioni le proposte di legge sono naufragate poi in aula. Prossime tappe? Loredana Raia, presidente della commissione Sanità, fa sapere che «nella prima decade di settembre raccoglieremo tutte le proposte sui soggetti da ascoltare, intendiamo avviare una ricca fase di confronto». Massimiliano Manfredi, presidente del Consiglio regionale, si presta come mediatore: «Accogliamo con grande soddisfazione la richiesta di dialogo della Conferenza episcopale. Sul potenziamento delle cure palliative, sull’assistenza domiciliare e sul sostegno alle famiglie, la giunta e gli assessori competenti, di concerto con il Consiglio, stanno già lavorando nell’ottica di un potenziamento».
Trapanese del M5s, uno dei due autori del testo, fa notare: «La proposta non si contrappone alle cure palliative, ma disciplina le modalità con cui il servizio sanitario regionale deva garantire diritti già riconosciuti. Ho presentato questa proposta di legge con profondo rispetto per la mia fede cristiana, che guida la mia vita e le mie scelte».





