Il silenzio di Cesa in Comune sulla condanna bis del sindaco Guida e il circolo succursale del club Napoli

di Mario de Michele
Non è servita la lezione delle comunali. La netta sconfitta di Giuseppe Fiorillo e di Cesa in Comune nella competizione elettorale contro il riconfermato sindaco Pd Enzo Guida e la lista Solo Cose Belle è stata archiviata dal movimento civico senza indagarne cause e origine e senza avviare una seria discussione per fare autocritica. Come sempre la Caporetto è stata attribuita a Guida e ai suoi metodi. Ancora una volta è stata imboccata la strada dell’autoassoluzione. Il modo peggiore per leccarsi le ferite e ripartire con il piede giusto. Se non si ragiona sui motivi della debacle si continuerà a sbagliare e inesorabilmente a perdere anche in prospettiva futura.

Enzo Guida

La dimostrazione plastica dell’impalpabilità politica di Cesa in Comune è il totale silenzio sulla condanna anche in Appello di Guida per maltrattamenti in famiglia, lesioni e diffamazione ai danni dell’ex moglie Tina Bove. In primo grado il sindaco era stato condannato a 2 anni, in secondo grado ha rimediato un pena a un anno e 7 mesi e il reato di stalking è stato riqualificato in maltrattamenti in famiglia. Confermata la condanna a un mese per Domenico Guida, padre del primo cittadino, imputato per diffamazione.

Giuseppe Fiorillo

Non comprendere che la vicenda giudiziaria del sindaco dem si riflette inevitabilmente anche sul piano politico e istituzionale è il tratto tangibile dell’incapacità di Cesa in Comune di porsi come alternativa seria e credibile all’attuale team di governo. L’imperterrito mutismo omertoso e complice rappresenta l’ennesimo capitolo di un libro già letto in campagna elettorale. Durante la contesa con Solo Cose Belle Fiorillo e company non hanno mai incisivamente affondato il coltello nella piaga di scandali vergognosi come la gestione clientelare di due progetti Gol provinciali e gli incarichi diretti per un totale di 300mila euro a parenti stretti degli amministratori uscenti. Mentre Guida ha condotto una campagna elettorale sempre all’attacco, Cesa in Comune ha giocato di rimessa senza mai riuscire ad imporre una linea chiara e arrembante.

Un comizio di Cesa in Comune

Non una parola sul Puc e sull’annuncio della variante al piano urbanistico. Poco o niente sul disastro del progetto di rifacimento di piazza De Michele e villa Moro. Zero sulle periferie. La contesa elettorale si è trasformata ben presto nella cronaca di una disfatta annunciata, a causa di una pressocché totale incapacità di azione politica, figlia di un coordinamento composto da dilettanti allo sbaraglio, e dovuta alla decisione di optare per un basso profilo spesso rasente il sottosuolo. Probabilmente l’esito delle urne avrebbe comunque decretato la sconfitta ma il distacco tra i due schieramenti non sarebbe stato siderale. E se errare è umano perseverare è diabolico, oltre che autolesionistico. Ed ecco il silenzio sulla condanna bis a Guida. Nel panorama amministrativo dei comuni italiani non figurano sindaci condannati in Appello per reati gravi come maltrattamenti in famiglia e lesioni ai danni delle loro consorti.

La sede di Cesa in Comune

Eppure Cesa in Comune a una settimana dalla sentenza del 7 luglio scorso e a 3 giorni dalla notizia pubblicata da Italia Notizie come al solito non ha preso nessuna posizione al riguardo. Come se la condanna non fosse rilevante né sul piano politico né su quello istituzionale. Come se tutto fosse normale. Ovviamente non si tratta di interferire con il lavoro della magistratura. Ma non capire che il tema è politico e amministrativo dimostra per l’ennesima volta che Fiorillo e Cesa in Comune non hanno la stoffa per porsi come vera alternativa a Guida. Del resto la sede di via Parroco della Gala è ridotta nella migliore delle ipotesi a succursale del club Napoli e si sta via via trasformando in un circolo ricreativo dove giocare a tresette a tarda sera.

Per fotografare l’immobilismo politico-amministrativo del movimento civico basta ricordare che in occasione della condanna in primo grado di Guida il gruppo Uniti per Cesa chiese con fermezza le dimissioni del sindaco dem con tanto di manifesto pubblico. Oggi, al cospetto di una condanna bis, Cesa in Comune è silente e vacanziera. Per la serie: “C’era una volta la politica”.

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