Melonellum, decisivi Vannacci e i partiti piccoli. Eliminati i collegi uninominali per arginare Pd e 5 Stelle

Basta spostare un tassello e cambia radicalmente tutto. Nello scenario in cui Roberto Vannacci corre da solo e il campo largo invece unito, con Pd, M5s, Avs, Italia viva e +Europa, il Melonellum consegnerebbe la maggioranza parlamentare al centrosinistra, più ampia che con il Rosatellum, dove invece il vantaggio sarebbe risicato, di un solo eletto alla Camera per esempio. È una delle simulazioni elaborate da YouTrend sulla base della Supermedia dei sondaggi, che fotografano gli effetti della nuova legge elettorale.

Il testo del centrodestra elimina i collegi uninominali e assegna un premio di maggioranza assoluta alla coalizione che supera il 42% dei voti validi in entrambe le Camere, garantendole circa il 55% dei seggi. Le simulazioni mostrano quanto la collocazione degli eventuali alleati possa diventare decisiva. Nel cosiddetto scenario A, con Futuro nazionale dentro il centrodestra e Renzi e +Europa nel centrosinistra, la maggioranza resterebbe a Giorgia Meloni con il Melonellum e con il Rosatellum alla Camera, ma non al Senato: con la legge elettorale uscente il centrodestra avrebbe 98 seggi su 205 a Palazzo Madama, con la nuova 113.

«Con il Rosatellum — ragiona il fondatore di YouTrend, Lorenzo Pregliasco — è molto più facile immaginare un Parlamento senza vincitori». La conseguenza del Melonellum è che i partiti di confine acquistano un valore molto superiore a quello del peso elettorale. «Diventano più preziose le forze estreme o laterali, come Fn e Iv: non soltanto per i seggi che potrebbero conquistare, ma perché possono consentire a una coalizione di raggiungere il premio».

La riforma modifica anche la geografia della competizione. Sparendo i collegi uninominali, perde importanza il voto territoriale. «Così viene meno uno dei punti di forza potenziali del centrosinistra, cioè la capacità del M5S di trainare il Sud e quella di Pd e Avs di essere più competitivi nelle grandi città del Nord». C’è infine un elemento politico che spiega le esitazioni di una parte della maggioranza. Paradossalmente una legge pensata per garantire la governabilità del centrodestra potrebbe favorire anche un centrosinistra compatto, non sempre insomma gli scopi degli estensori raggiungono gli obiettivi.

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