Bloccato a terra dagli agenti, l’ultimo grido: “Aiuto, basta”. Così il 42enne è morto ammanettato

Urlava «aiuto, aiuto, aiuto». Mentre due agenti gli stavano sopra e un civile gli bloccava le gambe, Abderrahim Fakir gridava. Un poliziotto gli stava sulle spalle tenendogli la faccia schiacciata a terra, un altro gli si era seduto sul fondoschiena nel tentativo di ammanettarlo, infine c’era un cittadino a torso nudo a tenerlo per le caviglie perché non scalciasse. Ha urlato finché ha potuto Fakir, per 5 o 6 minuti, forse di più, poi le urla sono diventate un lamento, infine un rantolo, e silenzio. Gli agenti hanno finito di immobilizzarlo con delle fascette alle gambe quando probabilmente era già morto, mentre i volontari della Croce Rossa e i sanitari di un’automedica aspettavano che fosse «messo in sicurezza» per sedarlo.

Quando il corpo è stato girato su un fianco, il volto del 42enne era una maschera di sangue, e lui non dava più segni di vita. Il video che riprende l’intera sequenza è terribile. Lo ha girato col telefonino uno dei tanti residenti del palazzone all’incrocio tra via Italo Svevo e via Alfredo Panzini, del quartiere Pilastro, nella periferia di Bologna. In tanti hanno assistito agli ultimi istanti di Fakir, in molti sono adesso testimoni oculari. Il filmato ha iniziato a girare tra gli amici del cittadino marocchino fino ad arrivare sui telefoni dei familiari che lo hanno diffuso. «Guardate cosa è successo, guardate il video, è tutto chiaro…», ha urlato ai cronisti Mohammed, il fratello di Fakir. L’uomo intorno alle 12 si trovava tra il cortile interno (dove ci sono i garage) e il parchetto adiacente. Era completamente fuori di sé, inveiva contro chiunque, aveva danneggiato un’auto. Per questo gli inquilini del palazzo hanno chiamato il 113.

Viveva a Borgonuovo di Sasso Marconi col fratello, la sorella e altri parenti, aveva piccoli precedenti ed era regolare, al Pilastro ci andava a trovare gli amici, ne aveva tanti nel quartiere. Gli agenti si sono trovati di fronte una persona fuori controllo, hanno chiamato il 118 e un quarto d’ora dopo è arrivata la Croce Rossa e poi anche l’automedica, sembrava un intervento di routine. La polizia ha pensato a una persona in stato di ebbrezza, forse sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, non facile da gestire. Da qui la decisione di immobilizzarlo, prima con lo spray urticante, successivamente mettendolo a terra per bloccargli mani e piedi.

I due agenti non ce l’hanno fatta da soli, ad aiutarli sono intervenuti alcuni cittadini, un paio di origini arabe che hanno provato a parlargli. Niente da fare. Anche la polizia ha le immagini di quanto accaduto e ieri sera ha diramato una nota per dire che i filmati delle bodycam dei poliziotti saranno messi a disposizione della magistratura. L’inchiesta è coordinata dal pm Domenico Ambrosino e già oggi potrebbe essere conferito l’incarico per l’autopsia.

Da una prima ispezione del medico legale sul corpo, Abderrahim Farik potrebbe essere morto d’infarto, l’esame autoptico dovrà stabilire cosa eventualmente lo ha provocato e non si esclude che ci sia stato un concorso di cause: forse le sostanze assunte prima, lo spray urticante, la pressione sul corpo degli agenti, il caldo asfissiante. Nel quartiere qualcuno dice che era asmatico e cardiopatico, la sorella Katia invece giura che «stava bene». Lei accusa la polizia: «Assassini, lo ha ammazzato la polizia, voglio giustizia, lui chiedeva solo aiuto chiedeva aiuto e lo hanno ucciso». Trattato come «un animale, e non come un essere umano», dice il fratello Mohammed .

Il Pilastro ieri pomeriggio era in subbuglio, intorno alle 16 erano già un centinaio ad assistere sbigottiti ai rilievi della scientifica e della squadra mobile. Donne e uomini, italiani e stranieri, giovani e anziani: «Non c’era bisogno di un intervento del genere, così pesante. Era disarmato, in un cortile interno, non poteva fare del male a nessuno, bisognava fare diversamente…». Il tam tam è corso veloce sui social, la rabbia è cresciuta: «È questo clima d’odio nei confronti degli stranieri che esaspera tutti, polizia compresa».

 

 

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