Matteo Piantedosi si siede davanti al Comitato Shengen, a Palazzo San Macuto, proprio mentre la Humanity 1, effettuato il secondo soccorso in mare in meno di 24 ore, sta navigando verso le coste italiane per sbarcare a Ravenna (porto lontano sei giorni di navigazione assegnato ieri dal Viminale) un centinaio di migranti soccorsi nel Mediterraneo a sud di Lampedusa. Migranti portati in territorio italiano da Ong tedesche che, secondo il ministro dell’Interno, dovranno essere conteggiati per bilanciare il numero di quanti, approdati in Italia, riescono poi a passare i confini e a raggiungere altri Paesi europei, i cosiddetti dublinanti. È il cuore della contesa tra Italia e Germania, anche questa oggetto dell’audizione di oggi del ministro dell’Interno convocato però a Palazzo San Macuto per spiegare perché l’Italia ha deciso di insistere almeno fino a ferragosto, data del temuto nuovo assalto di migranti nell’exclave spagnola di Ceuta in Marocco, nella sospensione dell’accordo di Schengen per chi arriva dalla Spagna nel nostro Paese.
Pochi minuti prima dell’inizio dell’audizione del ministro, la premier Giorgia Meloni lascia un post sui social: “Continuano le operazioni di espulsione per gli immigrati irregolari sul suolo italiano. Difesa dei confini, sicurezza, rispetto delle regole: proseguiremo dritti su questa strada”, scrive pubblicando il video degli immigrati irregolari che sono stati imbarcati su un aereo dalla polizia. Per la precisione: si tratta di 17 egiziani rimpatriati ieri da vari Cpr italiani (Bari, Caltanissetta, milano), nessuno di questi da cpr Albania.
Piantedosi insiste nel ribadire che la sospensione di Schengen è stata messa in atto decine di volte dai Paesi europei, “21 o 22 volte anche dalla Spagna, compresa l’ultima contro di noi”. Per il governo italiano “non si tratta di un atto ostile nei confronti di un Paese come la Spagna legato da antica fratellanza. È la permeabilità dei confini esterni dell’Europa che ha imposto questa scelta cautelare per la tutela dell’intero sistema europeo”. E ancora: dopo il caso di Ceuta, Piantedosi assicura che il governo “sta monitorando l’evolversi della situazione e, come già preannunciato dal governo, la decisione di sospendere l’applicazione dell’accordo di Schengen non sarà rivista prima del 15 agosto, e comunque solo dopo che saranno completamente esclusi rischi di sicurezza per l’Italia”.
Piantedosi ha anche dato i numeri dei controlli italiani a chi arriva dalla Spagna che – ha sottolineato – non hanno creato alcun disagio al turismo. Ventuno le persone respinte (6 delle quali di origine marocchina), tre le persona arrestate. E non ha risparmiato passaggi polemici nei confronti della Spagna definendo una pura “ritorsione” la decisione di Madrid di sospendere a sua volta la libera circolazione di Schengen per chi arriva dall’Italia. Ricostruendo i numeri di Ceuta, 72.000 le persone entrate a Ceuta tra il 30 e il 31 luglio, Piantedosi ha sottolineato come la “narrazione del tutto sotto controllo” non trova riscontro nei fatti e ha parlato di una “oggettiva ingovernabilità di una crisi di tale portata”, mettendo sostanzialmente in dubbio il numero delle persone che Madrid “dice di aver rimpatriato in Marocco”.
Polemico anche nei confronti di chi ha rimproverato all’Italia la mancata solidarietà nei confronti della Spagna soprattutto da un Paese che, con le ripetute crisi di Lampedusa, sa cosa significa gestire eventi di questo genere. “Non ho compreso i ripetuti richiami rispetto alla solidarietà che sarebbe stata fornita all’Italia in situazioni analoghe – ha detto – purtroppo ho solo sentito parlare di movimenti secondari. Spetta all’Europa sostenere gli stati membri. L’Europa deve essere più rigorosa nei confronti degli stati membri che per questioni ideologiche mettono a rischio la tenuta di tutta l’Europa”, evidente stoccata quest’ultima alla recente decisione della Spagna di regolarizzare circa 500.000 persone.
E poi i numeri italiani che Piantedosi cita “a riprova di come politiche di grande rigore e fermezza rendono possibile arginare un fenomeno che prospera grazie alle organizzazioni criminali”: l’80 % di sbarchi in meno, 256 espulsi nel 2026 per questioni di sicurezza nazionale, un trend di rimpatri molto aumentato che conta già 5.300 persone mandate a casa loro nel 2026, il doppio dello scorso anno. A preoccupare il governo italiano c’è poi il sospetto che dietro i fatti di Ceuta ci sia una “regia organizzata” e gli attuali numeri che fotografano una situazione ancora assai complicata nell’exclave: 6.000 persone ancora presenti e 1300 minori che non possono essere rimpatriati.
Per il ministro, “anche le immagini televisive in circolazione evidenziano come la crisi in atto a Ceuta abbia totalmente compromesso la tenuta del sistema locale di accoglienza e stia assumendo il carattere di una vera e propria emergenza sanitaria. Mi chiedo che reazioni ci sarebbero state se questo scenario fuori controllo si fosse verificato in Italia”. “Posso solo immaginare le critiche che sarebbero state mosse al governo asseritamente per non aver saputo prevenire e gestire la situazione o, magari, per aver rimpatriato in massa decine di migliaia di persone in soli due giorni, come la Spagna dice di aver fatto con il Marocco”.





