Scambio di embrioni all’ospedale San Paolo di Napoli, dubbi su una provetta mancante

Due evidenze, scientifiche, per arrivare a una verità. Che ha un significato emotivo enorme. Chi sono i genitori biologici della bambina nata un anno fa da un embrione impiantato per errore nel centro di procreazione assistita dell’ospedale San Paolo? C’è una famiglia che ha scoperto dall’esame del dna che quella bambina, partorita da una donna dopo il transfer sbagliato, non è la loro figlia.

C’è un’altra coppia, al momento sconosciuta, che non sa che quella bambina geneticamente è loro figlia, anche se venuta alla luce da un’altra coppia. L’Asl ha ammesso l’errore nell’impianto. E ha assicurato che non c’è stato scambio: cioè che gli embrioni della coppia che sta crescendo la bimba, non sono finiti a loro volta ad un’altra coppia. È incrociando questi due dati che l’indagine interna dell’Asl sarebbe approdata a un risultato: giocoforza deve esserci una provetta mancante tra quelle delle varie coppie in cura in quel periodo al San Paolo. Un sospetto ci sarebbe, anche se dall’Asl per ora non arriva una conferma ufficiale. È caccia alla provetta mancante. Perché significa così individuare la coppia da cui è stato preso l’embrione impiantato per errore.

Si parla di sospetto, senza nessuna certezza. Che può essere data solo dall’esame del dna della bambina con l’eventuale coppia indiziata. In questi 13 mesi, dopo la denuncia a luglio della famiglia della bambina e l’Asl Napoli 1 che ha inviato tutto alla Procura, c’è stata la sospensione delle attività del San Paolo. I materiali biologici di tutte le coppie, che erano conservati, sono stati trasferiti all’Asl Napoli 2 Nord. Nel frattempo è stato costituita un equipe multidisciplinare che ha ricostruito le appartenenze dei vari embrioni. E per questo ci sarebbe una traccia sui genitori biologici della bambina. A questo punto per la prova regina del dna servirebbe il consenso di entrambe le coppie: quella “gestazionale”, il cui dna non corrisponde alla bambina, e la coppia biologica.

A inizio agosto il centro del San Paolo ha riaperto i battenti, dopo un profondo restyling: nuovi macchinari, procedure codificate affinché non si ripetano altri errori, nuovo personale. Sarebbero state contattate le coppie, perché gli embrioni sono ritornati al San Paolo. Salgono a due le coppie che si sono rivolte all’avvocato Francesco Petruzzi, che difende la famiglia della bambina vittima dell’errore nell’impianto dell’embrione. Erano in cura al San Paolo, una si è rivolta anche un giudice che ha rimandato a settembre il giudizio. Ora la coppia della bambina al centro del caso chiederà la cartella clinica.

 

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