“Gli atti dimostrano che lo stesso Ranucci aveva chiesto di aumentare la scorta, è intuibile che dopo l’attentato avesse capito chi fosse il mandante”. Così all’Ansa Sergio Cola, avvocato di Valter Lavitola, in carcere perché accusato di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci. Un’affermazione importante, esternata a pochi giorni dall’interrogatorio in cui lo stesso Lavitola aveva detto che – a suo parere – Ranucci aveva intuito il ruolo dell’amico.
Frasi, quelle del faccendiere e del suo avvocato, che al momento non trovano riscontri, ma che il conduttore di Report potrà chiarire quando verrà ascoltato dai magistrati coordinati dal procuratore di Roma Francesco Lo Voi. I pm attendono prima l’esito dell’analisi sul cellulare di Lavitola. Che nel frattempo prova a uscire dal carcere.
Nei primi giorni della prossima settimana sarà presentata una nuova richiesta al Riesame sulle misure cautelari di Lavitola. Si sta valutando inoltre un’integrazione delle dichiarazioni del faccendiere con la richiesta di un nuovo interrogatorio riguardo ad alcuni aspetti ritenuti ‘fumosi’ dai magistrati. Uno degli avvocati, Arturo Cola, gli farà visita domani nel carcere romano di Rebibbia.
Riguardo agli aspetti delle dichiarazioni del suo assistito ritenuti ‘fumosi’ dai magistrati, il legale riferisce che gli stessi coimputati nell’inchiesta, gli esecutori dell’attentato, sostengono in alcune dichiarazioni che “loro non avevano alcuna intenzione di far del male a Ranucci, lo si vede dalle modalità dell’attentato”. In merito all’ipotesi di un ‘terzo livello’ nella vicenda, l’avvocato commenta: “congetture”. Adesso gli avvocati dell’indagato ricorreranno, come già rivelato dall’Adnkronos, al tribunale del Riesame.





