Ranucci rimosso da Report. Ma la Rai assicura: “Non ci saranno strappi sul piano editoriale”

L’annuncio potrebbe arrivare già oggi. A valle della riunione convocata dall’amministratore delegato Giampaolo Rossi con il responsabile degli affari legali, Francesco Spadafora, e il direttore del personale Felice Ventura, per tirare le conclusioni alla luce del parere del Comitato etico e definire la proposta di ricollocazione in seno all’azienda. Al più tardi, entro fine mese.

In ogni caso, la decisione è presa: Sigfrido Ranucci dovrà dire addio a Report, la trasmissione investigativa condotta sulla terza rete per quasi dieci anni. L’unica strada, secondo i vertici Rai, per metterla al riparo dagli scossoni dell’inchiesta giudiziaria sull’amico faccendiere Valter Lavitola, ancora ben lontana dall’epilogo. Per tutelare un format storico che è e resta fiore all’occhiello del servizio pubblico, separando il suo destino da quello dell’uomo che l’ha capitanato a lungo.

Nel frattempo a Ranucci che — in quanto curatore del programma — è anche vicedirettore degli Approfondimenti, verrà sottoposto un ventaglio di tre «mansioni equivalenti dal punto di vista del contenuto professionale». Tutte elencate nel contratto integrativo firmato dall’Usigrai: oltre a essere inserito nelle posizioni apicali di una testata, si era parlato del Tg3 o di Rainews, potrà fare l’inviato, il corrispondente estero, il capo in una struttura corporate. Anche se l’ipotesi più accreditata, che forse non dispiacerebbe neppure al quasi ex conduttore, sembra essere la guida della scuola di Perugia che forma proprio i giornalisti Rai. Mentre con la redazione di Report, che il direttore degli Approfondimenti Paolo Corsini incontrerà la prossima settimana, verrà discussa la successione. Obiettivo: scongiurare ulteriori traumi. Corsini lo dice chiaro a Repubblica: «Non faremo scelte marziane, né ci saranno strappi sul piano editoriale». Parole che parrebbero premiare una soluzione interna. Al programma o comunque all’azienda, in grado di essere ben accolta dalla squadra investigativa già al lavoro sulle nuove puntate.

Due nodi che hanno spinto l’ad Rossi a muoversi con grande cautela. Per provare a riportare serenità in una redazione sull’orlo di una crisi di nervi. Ma anche spuntare gli artigli di Ranucci, deciso a non lasciare nulla di intentato per evitare la rimozione. Da qui la necessità di una verifica legale capace di reggere in tribunale qualora dovesse intentare una causa per demansionamento. Come ha già fatto presagire e intendere pure ieri nel video messaggio postato sui social nel giorno del suo 65esimo compleanno: «Grazie a tutti coloro che mi stanno manifestando attestati incredibili di solidarietà, di affetto, di vicinanza, in questi due mesi di oltre duemila articoli che appartengono a una character assassination che forse non ha precedenti nella storia del nostro Paese, ma forse anche a livello mondiale. Una sorta di gogna politica di giornali di partito», accusa Ranucci, dando appuntamento stasera a Cerveteri, ennesima tappa del suo Diario di un trapezista. «Al termine mi fermerò con voi per scambiare opinioni, anche solo per stringere una mano o scattare una foto», conclude: «Dopo quello spettacolo molte cose saranno più chiare». E molte altre saranno probabilmente svelate nel nuovo libro che Bompiani darà alle stampe all’inizio del 2027, ma firmato soltanto da lui, non scritto a quattro mani con Maria Rosaria Boccia, come la mancata consulente dell’ex ministro Sangiuliano aveva anticipato.

 

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