“Se l’unica possibilità che ci viene offerta è dire che il partito più forte prende tutto, questa è una cosa che nel momento in cui si sta costruendo un’alleanza con forze politiche che hanno diverse sensibilità non è sostenibile. Tutte le altre forze rispetto al partito più forte sarebbero automaticamente degradate a cespugli e l’elettorato si sentirebbe di recitare una parte non da protagonista” e quindi noi abbiamo detto “facciamo una grande partecipazione di popolo e facciamo le primarie, troveremo il candidato più competitivo. Se poi, però, a un certo punto non si vogliono fare ci venga detto e ne prenderemo atto, e ne parleremo chiaramente non sui giornali, occorre chiarezza e lealtà”. Lo dice il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, a In onda su La7.
Significa che nel caso non si facessero salta tutto? “Come facciamo noi altre forze politiche che per la prima volta dobbiamo costruire un programma accettare che il partito più forte decide tutto?”. Se nel centrodestra funziona da 30 anni la regola che il leader del partito più votato è il candidato “è perché l’hanno applicata nel tempo, l’hanno sperimentata e a rotazione può succedere a tutti” e perché “ci sono travasi” tra i partiti “e tutti possono partecipare e sentirsi co-protagonisti. Se noi usassimo questa regola comprometteremo fin dall’origine la possibilità di essere tutti competitivi. Qui non è in gioco la mia ambizione, ma la volontà di essere al servizio di un progetto coerente e solido che mandi a casa Meloni. Per farlo dobbiamo dare la possibilità a tutti di sentirsi rappresentanti e co-protagonisti”, aggiunge.





