Per descrivere l’ignoto, servono parole e fatti. Le parole sono quelle, importanti, del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres che lancia un avvertimento chiarissimo: “Il Pianeta, davanti a un El Niño di proporzioni gigantesche, è in pericolo”. “La scienza non lascia spazio a dubbi: la Terra si trova in acque inesplorate, e quelle acque si stanno riscaldando. Le temperature continuano a salire e il mondo si trova nella zona di pericolo delle condizioni meteorologiche estreme” avverte Guterres ricordando come questo fenomeno naturale che tende ad aumentare le temperature e portare ad eventi estremi è ormai certo che diventerà “molto intenso” e persisterà fino al febbraio 2027.
I tre uragani in arrivo
Poi ci sono i fatti: già ora, mentre El Niño è ancora in formazione, i fenomeni meteo estremi si stanno intensificando: alluvioni e inondazioni in Sudamerica, ondate di caldo negli States, incendi devastanti nel sud-est asiatico, come in Indonesia, e in Australia. Il ciclo dei monsoni che cambia in India, compromettendo i raccolti. La pesca, come quella delle acciughe, già messa in crisi in Perù con la produzione decimata. Oppure le piogge in ritardo e la siccità che mette in ginocchio il Sudan. La cartolina sulla potenza di questo fenomeno, la descrive però meglio di tutti un’immagine scattata e inviata dall’alto, dai satelliti. Gli occhi dal cielo mostrano infatti la formazione contemporanea, nel Pacifico, di tre grandi uragani. Una situazione rara e pericolosa simile a quella, in passato, osservata proprio durante un’altra fase di El Nino, nel 2015-2016.
Nel Pacifico centrale e orientale, contemporaneamente, si vedono ora chiaramente con la caratteristica forma circolare l’uragano Lowell (categoria 5) che si sposta verso ovest seguito dall’uragano Karina, di categoria 4. Al loro fianco c’è poi quella che era una tempesta (Marie) destinata a diventare un uragano nelle prossime ore. Secondo il National Hurricane Center (NHC) questi giganti dovrebbero passare a sud e a nord-est delle Hawaii e, si spera, senza impattare sulla popolazione, anche se non si possono escludere rischi. Una situazione come questa è legata chiaramente alla presenza di El Niño che solitamente favorisce una stagione degli uragani più intensa del normale sul Pacifico (e al contrario sottotono nell’Atlantico).
Le conseguenze
Una sequenza di tre cicloni uno dietro l’altro non solo è rara, ma è allarmante. Rientra in un contesto chiaro: le acque degli oceani, soprattutto la fascia del Pacifico equatoriale, sono caldissime. Il record mondiale di temperatura media superficiale, di 21,1 gradi raggiunto ad agosto, ci dice inoltre che la potenziale energia che verrà sprigionata dagli eventi estremi è, in parte, difficile persino da immaginare. Non a caso l’Organizzazione meteorologica mondiale, agenzia delle Nazioni Unite, ha affermato che El Niño raggiungerà il suo picco verso la fine di quest’anno e avrà “il potenziale di infliggere un colpo devastante alle comunità e alle economie di tutto il mondo” sostiene Celeste Saulo, Segretaria Generale dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM).
”Mai prima d’ora, nei 50 anni di storia dell’OMM, abbiamo avviato una mobilitazione di tale portata con i servizi meteorologici e idrologici nazionali, che sono in prima linea nel fornire previsioni e servizi per salvare vite umane e mezzi di sussistenza. Non c’è tempo da perdere”. Non c’è tempo da perdere su tutti i fronti: dalla biodiversità, minacciata dalle ondate di calore terrestri e marine (con l’attuale sbiancamento dei coralli, ad esempio) sino alla salvaguardia delle vite umane, anche in termini di accesso al cibo.
Il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite sostiene per esempio che El Niño rischierà di spingere circa 50 milioni di persone in una situazione di fame acuta. Sebbene sia un fenomeno naturale va ricordato che è la combinazione con la crisi climatica innescata dalle emissioni dell’uomo a rendere tutto estremamente complesso per il Pianeta. Proprio l’Onu di recente ha parlato dell’imminente superamento della soglia di +1,5 gradi di riscaldamento globale rispetto ai livelli preindustriali sostenendo come anche nell’ipotesi più ottimistica raggiungeremo probabilmente un picco di 1,8 gradi, con danni irreversibili per il Pianeta.
“Serve una mobilitazione”
Per questo le varie organizzazioni mondiali lanciano un appello affinché la scienza venga ascoltata dato che, come dice l’OMM, “la fiducia nelle previsioni è elevata”. Previsioni che indicano ormai quasi una possibilità del 100% che El Niño persisterà appunto fino a inizio 2027: nel frattempo, per il periodo settembre-novembre 2026, i modelli suggeriscono una maggiore probabilità di temperature superiori alla norma in quasi tutte le aree terrestri. L’Europa sarà colpita solo indirettamente da questo fenomeno, ma non si possono escludere aumenti delle temperature e inverni più miti. Per prepararci a tutto ciò, chiosano le Nazioni Unite, serve dunque “una mobilitazione su scala globale” che possa coordinare i sistemi di allerta precoce, mitigare i rischi legati a siccità, alluvioni e ondate di calore anomale e salvare vite.





