Cus Napoli diventato “cassa” di famiglia: sequestrati i beni dell’ex presidente Elio Cosentino

Avevano trasformato il Cus Napoli in un asset di famiglia. Milioni di euro di fondi pubblici erogati al Centro Universitario Sportivo di via Campegna, la più grande associazione polisportiva dilettantistica senza scopo di lucro del Centro-Sud Italia, sarebbero finiti nelle tasche di Elio Cosentino, ex professore di Gestione Urbanistica alla Federico II, per quasi 40 anni, dal 1985 al 2024, presidente dell’ente fondato nel 1945. Adesso il pm Luigi Landolfi, che coordina le indagini condotte dal Nucleo di polizia Economico finanziaria della Guardia di Finanza, contesta a Cosentino l’accusa di peculato per un importo di 4,2 milioni.

Il figlio dell’ex presidente del Cus, Claudio Yannick Cosentino, è indagato, oltre che per un’ipotesi di peculato di oltre 216mila euro, anche con l’accusa di reimpiego di denaro per 2,6 milioni riguardante un immobile che il padre gli aveva ceduto nel 2025 dopo averlo acquistato diversi anni prima. Anche la moglie di Elio Cosentino è indagata, ma per una più lieve ipotesi di reimpiego di una somma di circa 30mila euro.

Questa mattina, a Napoli e in Germania, sono scattati i sequestri di beni disposti dal giudice su richiesta della Procura. Attualmente il Cus è guidato dalla commissaria straordinaria Paola Del Giudice, avvocatessa di 35 anni, che nel 2024 era stata eletta presidente interrompendo l’era Cosentino e ha avviato un percorso di risanamento dei conti dell’ente, che ha natura privata ma riceve contributi pubblici dalle università.

Dall’attività svolta – spiegano gli inquirenti – è emerso che, tra il 2018 e il 2024, l’allora legale rappresentante dell’associazione avrebbe reiteratamente sottratto risorse dell’ente, a beneficio proprio e di familiari, mediante bonifici bancari, versamenti di contante e accrediti tramite POS, avvalendosi a tal fine di una seconda associazione sportiva risultata priva di una reale autonomia organizzativa e gestionale.

Tali movimentazioni finanziarie, pari complessivamente a 4,5 milioni di euro, si sarebbero intensificate negli ultimi mesi della gestione dell’indagato, con bonifici disposti anche mediante home banking in orari serali e notturni e, in alcuni casi, perfino durante l’assemblea convocata per il rinnovo degli organi dell’associazione.

Al fine di ostacolarne l’identificazione della provenienza delittuosa, una parte delle somme illecitamente sottratte, pari a 2,5 milioni di euro, dopo essere confluita nella seconda associazione sportiva, sarebbe stata trasferita ai familiari dell’allora amministratore mediante bonifici e prelievi di contante, confluendo, per la quasi totalità, su rapporti bancari detenuti in Germania. Tali somme sarebbero state, quindi, reimpiegate per investimenti finanziari, attività imprenditoriali, acquisti e ristrutturazioni immobiliari. In particolare, nell’ambito della cooperazione internazionale di polizia, sono stati individuati in Germania 83 rapporti bancari, 2 autoveicoli di lusso, 21 immobili e 4 attività imprenditoriali riconducibili agli indagati.

 

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