Diagnosi shock di uno psichiatra: “L’omosessualità sintomo di un male profondo”. Rischia la radiazione

L’omosessualità sarebbe «il sintomo di un male profondo», frutto di «abusi subiti nell’infanzia», o della «carenza affettiva». Così per uno psichiatra di Palermo si crea un «blocco dell’eterosessualità» che va guarito. Sono «imposture smentite dalla scienza, possono causare danni gravi alla salute mentale», mette in guardia la Società italiana di psichiatria, mentre l’Ordine dei medici si prepara a intervenire con un accertamento e la rete Meglio a colori raccoglie firme per fermarle: «l’Onu le associa alla «tortura».

Mauro Adragna, psichiatra e psicoterapeuta, opera in uno studio in centro città e tiene conferenze nelle comunità cristiane. È pastore della comunità Canto di Sion, direttore in Italia del W.C.D.N. (network internazionale di medici cristiani) e presidente dell’associazione nazionale di psicologi CapoVerso. Tra le sue collaborazioni quella con Lirio Porrello, palermitano ex medico e fondatore del ministero Parola della Grazia, oltre 60 sedi in Italia: da uno dei loro ritiri è uscito un giovane che sostiene di aver smesso di essere gay superando il trauma dell’abbandono paterno.

L’approccio di Adragna all’omosessualità, di cui parla sui social a una platea di oltre 20mila followers, è quello della «ferita d’anima», legata a «violenze, abusi o carenze omo ed etero affettive» che si sperimentano nell’infanzia. «Sappiamo – dice – che non solo i traumi ma anche le carenze sono capaci di modificare il vissuto sessuale al punto da determinare comportamenti omosessuali», perché sono «particolari vissuti» che innescano l’omosessualità e bloccano «la nostra naturale eterosessualità».

Le persone Lgbt sono «bambini feriti» ma si guarisce con le giuste «terapie riparative» basate sulle idee di «Joseph Nicolosi, molto famoso». È l’inventore di queste pratiche, condannate dalla medicina. Sono costruite su «tre imposture», spiega Gian Maria Galeazzi, nel direttivo della sezione “Psichiatria delle persone lgbtq e di genere” della Società iItaliana di psichiatria e ordinario di Psichiatria all’Università di Modena e Reggio Emilia. «L’idea che ci sia una malattia da guarire, la promessa di ottenere cambiamenti nell’orientamento e nell’identità di genere, e che queste pratiche possano essere di beneficio. La comunità scientifica internazionale le associa a danni anche gravi per la salute mentale, dalla depressione alle reazioni suicidarie».

Galeazzi aggiunge che «queste “pseudo terapie” non sono solo dannose, sono contrarie alla dignità umana, all’etica professionale, ai diritti e all’uguaglianza: suggeriscono ipotesi traumatiche infondate mentre esse stesse possono causare traumi». Dalle Nazioni Unite, «l’esperto indipendente le definisce trattamenti disumani e degradanti, paragonabili alla tortura», spiega Rosario Coco, presidente di Gaynet che con la campagna Meglio a colori raccoglie firme per renderle illegali. «Solo dall’Italia sono 65mila» in contributo alla raccolta europea. «L’arcobaleno non si cura – aggiunge – ma i dati mostrano che il 18% delle persone Lgbtqia+ in Italia è stato vittima di queste pseudo terapie».

Pronto a intervenire è l’Ordine dei medici. «Su un punto la medicina non lascia spazio ad ambiguità: l’omosessualità non è una malattia e non c’è nulla da cui guarire», tuona il presidente Toti Amato. «L’Ordine non giudica le convinzioni personali, culturali o religiose ma è diverso se vengono proposte utilizzando la qualifica di medico, come percorsi terapeutici o entrano nell’attività professionale. Sul collega accerteremo i fatti nel pieno rispetto del contraddittorio e del diritto di difesa». Le sanzioni disciplinari prevedono anche la radiazione dall’albo.

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