Schlein: “Le primarie si faranno ma prima il programma e poi la leadership”. Il Nazareno: Elly è tetragona

I sondaggi non la preoccupano e le primarie, per quanto le riguarda, si faranno ma sono ancora lontane. Comunque sia non ne vuol sentir parlare. Sulla leadership del campo largo il Pd la pensa «sempre allo stesso modo. Prima il programma comune perché questo è quello che si aspetta la nostra gente», dice Elly Schlein arrivando alla Festa dell’Unità a Foligno nelle ore in cui il Movimento 5 stelle sta ufficializzando con il voto degli iscritti il suo no agli aiuti militari a Kiev. «Dobbiamo chiarire cosa vogliamo fare quando batteremo le destre e arriveremo al governo del Paese», aggiunge per allontanare voci di divisioni, dentro e fuori il partito, e mandare un segnale a chi mette in discussione anche il suo ruolo.

Il sondaggio di Ipsos Doxa per il Corriere della Sera, che vede Giuseppe Conte in vantaggio sulla leader dem in caso di gazebo, ha infatti lasciato tramortiti alcuni tra i dem, ma non la segretaria. «Non l’hanno vista arrivare quando ha vinto le primarie contro Stefano Bonaccini e ancora oggi non la vedono arrivare», commentano dal suo inner circle. Nessuna paura dei sondaggi, dunque: «Siamo tranquilli. Dobbiamo solo stare attenti a non cadere nelle trappole che vengono disseminate».

Oggi il Movimento 5 stelle conclude il percorso che porta alla stesura delle sue priorità programmatiche poi, secondo il Nazareno, inizierà tutto un altro film. «Elly è tetragona», dicono di lei per far capire quanto sia ferma nella sua convinzione: con gli alleati si troverà un accordo anche sull’Ucraina e alle primarie, a cui la segretaria non intende rinunciare, lei avrà la meglio sul leader M5s.

I vertici scelgono quindi la linea della cautela, per fronteggiare anche lo stato d’animo agitato delle varie anime dem: «Le forze del campo progressista troveranno una condivisione», assicura la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga. In che modo lo spiega la segretaria: «Dobbiamo unire tutte le forze progressiste e ricostruire un ordine mondiale basato sulla pace», lavorare per una «difesa comune europea, che è una cosa ben diversa da questa pericolosa corsa al riarmo».

Tuttavia, dall’area riformista, si fa notare come la maggioranza degli elettori Pd sia per il sostegno a Kiev. «Questo dovrebbe far riflettere anche chi, in casa nostra, si preoccupa di inseguire i 5 stelle. Noi non possiamo stare appesi a chi predica di smettere di aiutare gli ucraini», sottolinea il senatore Filippo Sensi tra coloro che a metà ottobre sarà a Prato all’incontro tra i riformisti dem e non è escluso che, in quella sede, possa venir fuori un nome da contrapporre a Schlein, dall’interno del partito, nella corsa per la premiership.

Non solo Ucraina. Tra i temi che creano dibattito dentro il campo largo ci sono la patrimoniale e adesso anche la questione energia dopo la lettera di Schlein a Giorgia Meloni, che è apparsa su Repubblica suscitando la reazione di Conte e dei co-leader di Avs, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, contrari all’idea di voler collaborare con la premier. Ma quella della segretaria dem resta comunque una posizione critica, come ha spiegato ieri: «Al caro energia il governo ha messo delle toppe insufficienti – spiega – perché Meloni non ha il coraggio di tassare gli extraprofitti delle grandi società energetiche. Ne sta parlando mezza Europa e lei ancora tace. Matteo Salvini mi ha dato ragione, Antonio Tajani ha detto che è una parolaccia e Meloni per non sbagliare sta zitta». Ne ha parlato Romano Prodi, che plaude alla mossa della leader del Nazareno definendola «assolutamente di buon senso».

Mentre sull’Ucraina il professore non nasconde il suo disappunto per le parole della segretaria dei Giovani democratici, Virginia Libero, che si è proposta per organizzare la diserzione. «Quando l’ho sentita – dice Prodi – ho detto “speriamo che cresca”, perché se c’è uno che ha sempre lottato per la pace sono io, però qui ci troviamo di fronte a una scelta ben chiara, una politica obbligata da una serie di circostanze che hanno aperto una guerra incredibile. Una posizione di questo tipo non so come possa conciliarsi con la politica del partito». Schlein, nella sua visione testardamente unitaria, è convinta che il modo si troverà.

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