Il derby sfuma sul più bello. La prestazione resta. Al Piccirillo il Gladiator di mister Farina accarezza tre volte la vittoria contro la Real Aversa. E tre volte viene raggiunto. L’ultima al novantesimo, quando Favetta firma il 3-3 e chiude i giochi. Malgrado i tre punti svaniti al novantesimo il campo restituisce l’immagine di una squadra che ha gioco, carattere e personalità, sempre viva, aggressiva e con una precisa identità tattica. Capace di colpire, di giocare a viso aperto e di tenere testa a un avversario di qualità. E alla fine il pareggio è sostanzialmente giusto.
IL 3-4-3/3-4-2-1 DEI NERAZZURRI
Farina rinuncia in parte al suo credo tattico. Il consolidato 4-3-3 si è tramutato in un 3-4-3 alternato al 3-4-2-1 con Liguori spesso a spaziare su tutto il fronte offensivo. Un nuovo sistema di gioco che il tecnico casertano sta prediligendo quest’anno rispetto al 4-3-3 che l’anno scorso è valso il ritorno dei nerazzurri in Serie D. Il cuore del sistema è la ricerca dell’equilibrio tra le due fasi senza sacrificare la propensione ad attaccare. Quattro centrocampisti chiamati ad assicurare dinamismo, qualità nella gestione del possesso e sostegno alla manovra. Davanti un tridente con licenza di svariare. Insomma un modulo dinamico che cambia forma in base ai momenti della gara.
LA REAL AVERSA NON MOLLA MAI
Contro la Real Aversa la squadra di Farina ha mostrato soprattutto carattere. Andare in vantaggio tre volte in un derby significa avere capacità di colpire, determinazione e una buona produzione offensiva. Ma significa anche dover fare i conti con qualche difficoltà nella gestione dei momenti decisivi. Il Gladiator ha saputo sfruttare le incertezze difensive dei granata facendo male anche sulle palle inattive. Una componente tutt’altro che secondaria nel calcio moderno. I calci piazzati possono spostare gli equilibri di una partita. E i nerazzurri hanno dimostrato di saperli trasformare in un’arma offensiva. Il rovescio della medaglia è rappresentato dai tre vantaggi non capitalizzati. Il gol del 3-3 incassato allo scadere lascia inevitabilmente l’amaro in bocca. Quando il traguardo è a un passo subire il pareggio pesa. Ma sarebbe ingeneroso ridurre la prestazione del Gladiator all’ultimo episodio. La squadra ha giocato con coraggio e ha tenuto testa alla Real Aversa, capace di sviluppare una manovra di qualità.
Una nota di merito anche ai granata. Campilongo cambia spartito tattico. Rinuncia inizialmente al 4-3-3 per un 3-4-3 che in fase di non possesso diventa un più prudente 5-4-1. Ma il nuovo spartito non modifica la mentalità. La Real Aversa cerca costantemente la profondità, attacca gli spazi e prova a sviluppare transizioni offensive efficaci. Non si accontenta del pareggio. Cerca il colpo da tre punti. E soprattutto non smette mai di crederci. Tre rimonte sono la migliore testimonianza della sua capacità di reagire e della volontà di giocare per vincere.
ORGANIZZAZIONE DA APPLAUSI
Una menzione speciale va anche alla società nerazzurra. Impeccabile l’accoglienza riservata alla dirigenza della Real Aversa. Eccellente l’organizzazione dell’evento sotto ogni aspetto. Perfetta la macchina della comunicazione. Un derby sentito sul campo e sugli spalti ma vissuto all’insegna della correttezza e del rispetto reciproco. Perché la rivalità sportiva alimenta lo spettacolo. E la cultura dell’ospitalità qualifica una società.
STADIO PICCIRILLO DA BRIVIDI
E poi c’è il pubblico. Quello nerazzurro merita un capitolo a parte. Stadio quasi pieno. Circa 1.200 spettatori sugli spalti, un’ottantina gli ultrà granata. Tra i tifosi anche il sindaco di Santa Maria Capua Vetere Antonio Mirra. Una cornice che restituisce al derby il sapore del calcio autentico. Quello delle rivalità territoriali, dell’appartenenza e della passione che non conosce categorie. Novanta minuti di sostegno incessante. Cori, incitamento e una spinta continua alla squadra. Un autentico dodicesimo uomo in uno stadio rimesso a nuovo dall’amministrazione comunale con un campo in erba sintetica che favorisce il bel gioco. Non una semplice presenza sugli spalti ma una componente fondamentale dell’atmosfera agonistica. Un fattore campo che si è fatto sentire dall’inizio alla fine.
E il momento più significativo arriva proprio al triplice fischio. Favetta ha appena firmato il 3-3 e spento il sogno della vittoria. Il pubblico nerazzurro avrebbe mille ragioni per recriminare. Invece applaude. Riconosce l’impegno, la prestazione e l’atteggiamento dei propri calciatori. Perché un gol al novantesimo può cancellare una vittoria. Non novanta minuti di cuore, gioco e appartenenza. Il Gladiator perde due punti sul filo di lana. Ma il Piccirillo gli tributa un applauso che vale molto più di un risultato.
UN ESEMPIO DA SEGUIRE
La lezione del Piccirillo dovrebbe far riflettere anche la tifoseria della Real Aversa. Prima di puntare il dito contro la squadra bisognerebbe riempire gli spalti del Bisceglia. Trasformarlo in un fortino inviolabile, in una bolgia. Non in una polveriera dove la pressione rischia di diventare un avversario in più per i calciatori. Gli ultrà, come sempre anche ieri, hanno il diritto manifestare il proprio disappunto. Anche perché il cammino dei granata finora è stato un po’ deludente. Ma nei momenti difficili non bisogna fare drammi. E soprattutto è fondamentale remare tutti nella stessa direzione. Ben diverso il discorso per i leoni da tastiera e i sabotatori di professione. Chi ama la Real Aversa la sostiene anche nelle difficoltà. Chi aspetta soltanto un passo falso per alimentare polemiche strumentali farebbe meglio a tacere. Per sempre.
Mario De Michele





