Aversa, Oliva folgorato sulla via della cacciata dalla giunta: Matacena era il lupo, lui abitava nella tana

Da due mesi e mezzo Alfonso Oliva ha ritrovato la memoria. Tutta insieme. Una specie di miracolo di San Gennaro in versione amministrativa. Da quando Franco Matacena lo ha accompagnato all’uscita della giunta il 29 luglio, l’ex vicesindaco sembra aver acquisito una vista da falco. Vede trame, imboscate, tradimenti e perfino lupi travestiti da agnelli. Prima niente. Evidentemente la poltrona aveva proprietà oftalmologiche sconosciute alla medicina. Da seduti offuscava la vista. Da sfrattati restituisce dieci decimi. Il suo ultimo post su Facebook è un kolossal. Matacena diventa il regista di ogni disgrazia politica aversana. Un incrocio tra Machiavelli, Richelieu e il cattivo di una telenovela sudamericana. Tutti traditi. Tutti umiliati. Tutti sacrificati sull’altare del potere.

Alfonso Oliva

Ma Oliva-Sherlock Holmes dimentica un dettaglio. Piccolo piccolo. Per circa due anni è stato il vicesindaco di quel presunto mostro politico. Non il portiere del municipio. Il numero due. Con un’indennità indicata di 3.400 euro al mese. Ventiquattro mensilità fanno 81.600 euro. Compenso legittimo per una funzione pubblica. Ma se il municipio era il teatro degli orrori perché restare così a lungo in prima fila? Riavvolgiamo il nastro. Sei punti. Un quiz facilissimo. Una sola domanda. Sempre la stessa.

1. DELLO VICARIO MORTIFICATO
Matacena avrebbe imposto un assessore tecnico al Bilancio. Gianpaolo Dello Vicario mortificato e Forza Azzurra relegata ai margini. E Oliva? Organizzava una fiaccolata? Minacciava le dimissioni? Macché. Era in giunta. Naturalmente. Magari soffriva in silenzio. Ma non abbastanza da salutare la compagnia.

2. ASSESSORI FATTI FUORI
Mariano D’Amore scaricato. Ugo Rufino bruciato. Nicola De Chiara prima nemico e poi gradito ospite. Elvira Caccavale nominata senza consultazioni. Nel racconto di Oliva la giunta sembra una puntata di Squid Game. Ogni tanto sparisce un concorrente. Gli altri sperano di arrivare alla puntata successiva. E Alfonso? In giunta. Naturalmente. Gli altri uscivano di scena. Lui continuava la tournée.

3. DE GAETANO UMILIATO
Raffaele De Gaetano sarebbe stato prima ignorato, poi invitato ad andare a casa e infine pregato di garantire il proprio voto in consiglio comunale. E il nostro paladino della dignità politica dov’era? In giunta. Naturalmente. Nessuna fuga indignata. La dignità degli alleati era un problema urgente. Ma non urgentissimo.

4. INNOCENTI NEL MIRINO
Qui il post diventa una spy story. Giovanni Innocenti cacciato dalla chat WhatsApp della giunta. Deleghe revocate. Presunte offese. Dossier evocati. Mancano soltanto gli agenti segreti e la colonna sonora di James Bond. E Oliva? In giunta. Naturalmente. Uno perdeva il posto nel gruppo WhatsApp. L’altro conservava quello nell’esecutivo. Questioni di connessione. Soprattutto con la poltrona. E senza mai andare in soccorso del “martoriato” Innocenti.

5. DE CRISTOFORO BOICOTTATO
Orlando De Cristoforo sarebbe stato ostacolato politicamente e commissariato nelle sue competenze. Oliva oggi ricostruisce tutto con precisione chirurgica. Ma allora dov’era? In giunta. Naturalmente. De Cristoforo denunciava. Gli equilibri saltavano. E Alfonso? Resisteva eroicamente. Alla tentazione di dimettersi.

6. OLIVA, IL GRANDE PERSEGUITATO
Ed eccoci al colpo di scena. Dopo le disgrazie degli altri, Oliva racconta le proprie. Matacena lo avrebbe utilizzato per colmare le sue lacune amministrative e contemporaneamente ridimensionato politicamente. Un supplizio quotidiano. Una tortura istituzionale. Una sofferenza indicibile. Durata circa due anni. E il perseguitato dov’era? In giunta. Naturalmente. Un martire della politica. Ma con una straordinaria capacità di sopportazione.

Franco Matacena

DUE ANNI DI MUTISMO E CECITÀ
La parte più comica arriva quando Oliva esordisce trionfalmente: “L’ho scritto 2 mesi fa”. Applausi. Standing ovation. Sipario. Due mesi fa! Che tempismo rivoluzionario. Peccato che per circa ventiquattro mesi abbia ricoperto la carica di vicesindaco nell’amministrazione che ora dipinge come una fabbrica di intrighi. Poi il decreto di revoca del 29 luglio. E improvvisamente la folgorazione. Saulo sulla via di Damasco? No. Alfonso sulla via d’uscita da Palazzo di Città. Oliva avverte i cittadini: “Attenzione è il lupo non l’agnello!”. Una scoperta zoologica sensazionale. Ma se Matacena era il lupo fin dall’inizio, il suo vice che animale era? Un ignaro agnellino? Un guardiano distratto? Oppure un coinquilino della tana che ha scoperto le zanne soltanto davanti al cartello “uscita”?

Federica Turco e Francesco Sagliocco

L’ex vicesindaco, che non cita Noi Aversani, gruppo considerato in simbiosi con Matacena, rimprovera al sindaco l’attaccamento alla poltrona e gli intima di rendere irrevocabili le dimissioni. Tutto legittimo. Ma il pulpito merita un’ispezione. Una cosa è denunciare le storture del potere. Un’altra è raccontarle come se per due anni si fosse stati in vacanza su Marte. Oliva può criticare Matacena quanto vuole. Non può però cancellare con un post ventiquattro mesi di corresponsabilità amministrativa. E allora una domanda finale, caro Oliva. Se il sindaco era il lupo, gli alleati erano le vittime e il municipio una tana di predatori, lei per due anni dov’era? La risposta la conoscono tutti. In giunta. A 3.400 euro al mese. Bottino complessivo di 81.600 euro. Ecco a voi Oliva-Sherlock Holmes. Elementare, Watson!

Mario De Michele

 

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