Fitofarmaci contraffatti, fabbricati artigianalmente con sostanze altamente tossiche e venduti a grossisti compiacenti a una somma notevolmente inferiore rispetto ai prodotti legali. Il commercio è stato interrotto da un’operazione dei carabinieri del nucleo antifrodi del comando politiche agricole e alimentari, coadiuvati da quelli del gruppo di Torre Annunziata (Napoli).

Ventiquattro, in tutto, le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip Paola Piccirillo: sette di custodia cautelare in carcere, undici agli arresti domiciliari e sei di obbligo di dimora. Sequestrati beni per 100mila euro tra cui quattro società. Le ordinanze sono state eseguite nelle province di Napoli, Caserta, Foggia, Bari, Treviso, Brescia, Ragusa e Salerno. La tossicità delle sostanze utilizzate per produrre i fitofarmaci contraffatti è stata sottolineata nel corso di una conferenza stampa dal procuratore aggiunto Rosario Cantelmo. La banda che produceva fitofarmaci contraffatti faceva uso, in particolare, di tre principi attivi vietati in tutta l’Unione europea: il Paraquat dicloruro, il Trifluralin e il Dormex. I prodotti più richiesti, a base di Paraquat dicloruro, erano il “Seccatutto”, un potente diserbante, e il “Gramoxone”. Come spiega il gip nell’ordinanza, questa sostanza “presenta gravi rischi per la salute umana: lesioni irreversibili o decesso per esposizione cutanea, inalazione, ingestione accidentale. Il “Trifluralin” è una sostanza “altamente tossica per gli organismi acquatici, è persistente nel terreno, non è facilmente biodegradabile ed è altamente volatile”. Questi veleni, hanno accertato i carabinieri, venivano maneggiati da due operai marocchini senza alcuna precauzione: i fitofarmaci venivano infatti preparati in un capannone di Somma Vesuviana (Napoli) senza che i due utilizzassero neppure una mascherina.

 

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