È finito nel super carcere di Lanciano dove dovrà scontare la condanna ormai definitiva: l’altro ieri sera la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di M.R., il docente e dirigente scolastico lancianese condannato a tre anni e mezzo di reclusione dal Tribunale di Chieti il 21 settembre del 2021 perché accusato di atti sessuali con un alunno all’epoca minorenne (e che oggi ha 22 anni) con abuso dei poteri connessi alla sua funzione. E ieri mattina poco dopo le 11 al docente è stato notificato l’ordine di carcerazione. Una sentenza che per M.R., già sospeso, oggi significa anche interdizione perpetua dall’insegnamento. Nel processo dinanzi ai giudici teatini, presidente Guido Campli, giudici a latere Maurizio Sacco e Giulia Colangeli, M.R., difeso dall’avvocato Alessandro Troilo, era stato condannato in continuazione con il patteggiamento a un anno e 6 mesi dinanzi al Gip del Tribunale dell’Aquila nel procedimento che lo vedeva accusato di prostituzione minorile per aver fatto sesso a pagamento con un ragazzino di 16 anni. I fatti che hanno portato in carcere il dirigente scolastico si sono verificati da settembre del 2017 ad aprile del 2018, sia all’interno della presidenza della scuola superiore di Ortona, di cui M.R. era dirigente, sia nella sua casa al mare di San Vito Chietino. La responsabilità dell’imputato è provata oltre ogni ragionevole dubbio – aveva detto fra l’altro il pm Marika Ponziani durante la sua requisitoria poi conclusa con la richiesta di condanna a 4 anni e sei mesi. Un racconto – aveva aggiunto riferendosi alle dichiarazioni della vittima, – dotato di logica e coerenza, un racconto attendibile, che ha trovato significativi riscontri, una ragazzo mai animato né da risentimento nè da vendetta né motivi di carattere economico. Ma per l’accusa i riscontri sono arrivati anche dalle indagini, come nel caso dell’abitazione di San Vito la cui descrizione, fatta dal ragazzo, corrisponde a quanto trovato dagli uomini della Squadra Mobile. L’imputato – aveva aggiunto il Pm citando il contenuto di un paio di chat, – era solito praticare sesso con minorenni, comportamenti se non abituali frequenti. L’avvocato Troilo dal canto suo aveva fatto rilevare come non ci fosse traccia dei messaggi che il preside avrebbe inviato all’alunno e che le indagini erano partite sulla base di dicerie. Ma per il difensore non ci fu neppure l’abuso di potere, cosa che avrebbe reso il reato improcedibile perchè la querela non è stata presentata. Oggi decisione della Cassazione mette la parola fine ad una vicenda che ha fatto scalpore.

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