La ricchezza prodotta nel 2012 dall’Italia registrerà una decisa battuta d’arresto. Un calo che ormai non è più una sorpresa, ma Unioncamere e Prometeia hanno fatto i calcoli e stimato il magro bottino della produzione, partendo dalla media nazionale per arrivare a prevedere il risultato provincia per provincia.

Secondo il rapporto ‘Scenari di sviluppo delle economie locali italiane’, infatti, nel 2012 il valore aggiunto pro capite, a prezzi correnti, in Italia sarà pari a 23.280, in calo rispetto ai 23.414 euro di quest’anno. A preoccupare è soprattutto la situazione del Mezzogiorno, dove la ricchezza prodotta pro capite sarà di 15.514 euro, ovvero appena i due terzi della media nazionale. Nel 2012 la differenza tra la provincia rimasta più a secco e quella che avrà guadagnato di più non potrà, così, che ampliarsi. Stando alle stime di Unioncamere, la più virtuosa risulterà Milano (34.797 euro), mentre l’ultima posizione nella classifica del valore aggiunto pro capite sarà occupata da Caserta (13.002 euro).

Lo studio cala quindi nella realtà le già note previsioni che vedono il prodotto interno lordo in ribasso. E l’andamento del Pil visto su scala individuale e territoriale, addirittura provinciale, diventa più tangibile. Ricordando che i mesi dell’anno sono dodici, un valore aggiunto a testa di poco più di 13 mila euro – come accade oltre che a Caserta pure a Crotone (13.078) e ad Agrigento (13.193) – rende chiaro il disagio. Ovviamente c’é chi se la passa meglio: Milano stacca tutte le altre province, con un valore superiore quasi del 50% rispetto alla media nazionale.

Il capoluogo lombardo nella graduatoria è seguito da Bologna (31.464), Bolzano (31.173) e Roma (30.370). L’indagine prevede anche un calo della spesa per consumi delle famiglie, in diminuzione nel 2012 dello 0,2% a causa delle prospettive incerte sui redditi personali e sullo scenario occupazionale. I consumi delle famiglie dovrebbero vedere una sostanziale stagnazione in tutto il Nord. Risulta in flessione, invece, l’andamento previsto al Centro e, ancora di più, nelle regioni del Sud. Come se non bastasse, per Unioncamere nel prossimo anno anche il mercato del lavoro tornerà a soffrire, con il tasso di disoccupazione di nuovo in crescita. A fronte di un tasso dei senza lavoro pari all’8,3%, nel 2012 il quadro rischia soprattutto di aggravarsi nel Mezzogiorno, dove la disoccupazione raggiungerà il 13,7%, il valore più elevato dall’inizio della crisi.

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui