La strada degli F24 per sbloccare il nodo dei crediti incagliati e l’ipotesi di mantenere la possibilità della cessione per i lavori legati al post sisma e gli incapienti. È questa la doppia apertura del governo sul tema caldo del superbonus, su cui invece viene confermato il cambio di rotta impresso dal decreto varato venerdì in Cdm: i bonus edilizi restano solo nella forma delle detrazioni d’imposta dalla dichiarazione dei redditi. Un’apertura accolta con favore dalle associazioni di categoria, che però si dicono soddisfatte a metà e sperano ancora che altri correttivi arrivino dalla conversione del decreto in Parlamento. Il governo ha provato a dare qualche rassicurazione nel tavolo convocato per ascoltare le preoccupazioni delle associazioni di categoria dopo il varo del decreto sul superbonus la settimana scorsa. Partendo proprio dal decreto del 16 febbraio, il Governo ribadisce il suo impegno a trovare le soluzioni più adeguate per quelle imprese del settore edilizio che hanno agito correttamente nel rispetto delle norme. Al tavolo hanno partecipato il sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano, i ministri dell’Economia Giancarlo Giorgetti, dell’Ambiente Gilberto Pichetto e la sottosegretaria all’Industria Fausta Bergamotto. Nel corso del doppio incontro (prima sono stati ricevuti Abi, Sace e Cdp e poi le associazioni di categoria), il governo ha ribadito «la permanenza dei bonus per l’edilizia nella forma delle consuete detrazioni d’imposta dalla dichiarazione dei redditi». Ma per affrontare il nodo dei crediti incagliati, una «bolla da sgonfiare» – come l’ha definita al tavolo il ministro Giorgetti – da circa “19 miliardi”, la strada indicata dal governo e su cui si lavorerà è quella di intervenire attraverso le banche con il meccanismo della compensazione con gli F24. Quindi al momento, secondo quanto riferito dai partecipanti al tavolo, la strada è una soltanto, mentre non si valuta di percorrere le altre ipotesi ventilate in questi giorni, dalle cartolarizzazioni al ricorso a Cdp, fino all’aiuto delle partecipate dello Stato, come Eni ed Enel. Il lavoro, tuttavia, è appena agli inizi. Sulla situazione dei cosiddetti “crediti incagliati” il governo rimanda a un nuovo tavolo. E in questo ambito qualche soluzione potrebbe arrivare per le imprese più piccole e per quelle che operano nella ricostruzione post-sisma. Un’altra apertura fornita dal governo riguarda gli incapienti e i redditi bassi, che potrebbero continuare ad usufruire della cessione del credito per tutti i bonus edilizi. Soddisfatte, almeno in parte, le sigle di categoria presenti al tavolo. «Abbiamo trovato apertura e grande consapevolezza da parte del governo che vanno sbloccati i crediti pregressi, quindi un’apertura all’F24 che era una proposta nostra e di Abi, e un tavolo immediato per il futuro», ha detto la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio, che prima dell’incontro aveva sollecitato l’esecutivo a fare presto, perché con 25mila imprese a rischio «non c’è più tempo». Soddisfatta a metà Confedilizia, che chiede soluzioni anche per il futuro e confida in qualche modifica in fase di conversione del decreto, a partire dalla possibilità di avere «una fase transitoria un pò più lunga». La palla passa dunque al Parlamento, con il decreto che inizia l’esame giovedì in commissione Finanze alla Camera e le opposizioni già pronte a dare battaglia, con Giuseppe Conte che torna ad attaccare la premier smentendo il buco il bilancio di cui il governo parla. E nelle prossime settimane, Eurostat e Istat, conferma la Commissione Ue, «decideranno insieme» come considerare i crediti generati dal Superbonus nel calcolo del deficit.

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