di Mario De Michele
Già ad una fugace lettura del documento della maggioranza viene da dire: “Da che pulpito viene la predica!”. Prima di lamentarsi per le critiche della minoranza, che peraltro non fa altro che il suo dovere, cioè opporsi alle scelte ritenute sbagliate dell’amministrazione, la coalizione di governo dovrebbe guardare in casa propria. La cronaca politica locale dei primi 2 anni di mandato infatti racconta, atti, fatti e comportamenti alla mano, di una squadra alle prese con una perenne contrapposizione interna. Nel primo biennio di gestione targata Franco Matacena non si contano più le crisi politiche e le uscite, ufficiali e non, di esponenti della maggioranza che lanciano pesantissime accuse all’indirizzo degli alleati. Basterebbe citare la girandola di assessori per scattare la fotografia di una coalizione in guerra permanente. Per non parlare del “fuoco amico” appiccato sui marciapiedi da personaggi di primissimo piano della giunta.

LA POLITICA CHE SERVE E QUELLA CHE NON SERVE
Invece di operare una sana autocritica nel tentativo di rilanciare l’azione amministrativa finora totalmente fallimentare fatta eccezione per la messa in sicurezza delle casse comunali, che comunque non è affatto irrilevante, consiglieri e assessori si lanciano in uno spericolato attacco all’opposizione, in particolare al gruppo politico-consiliare La politica che serve. “Da mesi, nonostante la netta bocciatura ricevuta dai cittadini aversani, – si legge nella prima parte del documento – ha scelto di trasformare i social network nella propria arena politica, intervenendo quotidianamente con attacchi sistematici e strumentali nei confronti dell’amministrazione comunale. La politica – rimarcano consiglieri e membri della giunta – si esercita nelle sedi istituzionali, in Consiglio comunale, attraverso il dibattito, le proposte e il voto, non attraverso post quotidiani, polemiche costruite ad arte o campagne di manifesti 6×3 che, oltre a comportare un rilevante impiego di risorse, appaiono difficilmente conciliabili con le battaglie ambientaliste narrate per anni”.

SOCIAL NETWORK E PICCIONI VIAGGIATORI
In pratica gli esponenti della maggioranza si sperticano in una critica addirittura metodologica, ovvero pretendono di insegnare al gruppo La politica che serve, rappresentato in assise da Mario De Michele, in che modo debba fare opposizione. Il j’accuse assume contorni farseschi nella misura in cui Alfonso Golia e company vengono bacchettati per aver trasformato “i social in arena politica”. Da anni, ormai decenni, le piattaforme social sono utilizzate a qualsiasi livello anche per fare politica. Avviene sistematicamente a Roma, con i leader nazionali che sfruttano i social network per annunci su questioni importanti o per contrapporsi agli avversari, avviene con la medesima sistematicità anche sul piano regionale, provinciale e comunale. Il tempo dei piccioni viaggiatori è tramontato da un pezzo. Oggi i messaggi non solo politici vengono veicolati tramite Fb, X, Instagram e gli altri social più usati. Se poi i consiglieri e gli assessori sono nostalgici dei segnali di fumo basta dirlo, prevedendo però le adeguate misure di sicurezza soprattutto in estate per prevenire incendi devastanti.

MANIFESTI GIGANTI E DANNI ALL’AMBIENTE
Parimenti grottesco il riferimento alle “campagne di manifesti 6×3 che, oltre a comportare un rilevante impiego di risorse, appaiono difficilmente conciliabili con le battaglie ambientaliste narrate per anni”. Per la maggioranza i danni all’ambiente dipenderebbero dall’eccessivo uso di carta da parte de La politica che serve, non dalle strade invase dai rifiuti, dalle isole ecologiche traboccanti e dai parchi pubblici che si sono trasformati in piccole foreste. Direbbe il poeta: “Non so se il riso o la pietà prevale”. Soltanto dopo aver impartito lezioni di opposizione e di tutela ambientale i consiglieri e gli assessori tornano sul pianeta Terra sgombrando il campo dal sospetto di essere stati obnubilati da un colpo di sole o dal caldo afoso. “Ancora più infelice – scrivono – è la scelta di spostare sistematicamente il confronto dal merito delle questioni agli attacchi personali. Un metodo che avvelena il dibattito pubblico, mortifica la sana dialettica democratica e non offre alcun contributo alla soluzione dei problemi della città. Stiamo lavorando con determinazione per risanare un bilancio e servizi fondamentali che abbiamo trovato in condizioni di difficoltà. Lo facciamo con senso delle istituzioni, assumendoci ogni giorno il peso delle responsabilità che il governo della città comporta”.

“IL SINDACO MATACENA NON SI TOCCA”
Anche la difesa a testuggine della fascia tricolore rientra nella dialettica politica tra maggioranza e opposizione. “Per questo – sottolineano i consiglieri e gli assessori – facciamo quadrato attorno al nostro Sindaco, Francesco Matacena, uomo di indiscussa correttezza, di saldi principi morali e di una profonda etica istituzionale. Avrebbe potuto, fin dal primo giorno, scegliere la strada più facile, scaricando ogni responsabilità sul passato. Ha preferito invece il garbo istituzionale, il rispetto delle istituzioni e dei cittadini, la responsabilità e il lavoro quotidiano, senza cercare alibi né alimentare contrapposizioni. È questo lo stile di chi governa con serietà e senso dello Stato”. Il documento della maggioranza si chiude con un appello ad “abbandonare definitivamente la strategia delle provocazioni e a confrontarsi sui fatti, sui risultati e sulle proposte. Il rispetto delle istituzioni si dimostra anzitutto con i comportamenti. Noi continueremo a lavorare esclusivamente nell’interesse di Aversa, senza perdere tempo dietro polemiche sterili e personalismi che appartengono al passato. Aversa merita una politica fatta di contenuti, rispetto istituzionale, responsabilità e risultati, non di propaganda permanente e attacchi quotidiani”.
L’EFFETTO DEVASTANTE DEL “FUOCO AMICO”
A tutto voler concedere, il richiamo al senso di responsabilità e all’interesse della città sarebbe credibile e poggerebbe su basi solide se nei primi due anni di amministrazione la coalizione di governo avesse concretamente dimostrato rispetto istituzionale e avesse lavorato con atti e fatti per il bene di Aversa. In realtà, sotto questi punti di vista, è stato un biennio nero, a causa della costante rivendicazione di poltrone, dei tatticismi al cubo emersi nel team di governo e dell’incapacità amministrativa di dare risposte ai problemi della collettività. Il tutto aggravato da un aspetto, già appena accennato e apparentemente non politico, finora trascurato: il “fuoco amico”. Un fuoco appiccato e fatto divampare nell’opinione pubblica per denigrare sul piano personale gli alleati. Un susseguirsi metodico di gravissime offese. Un florilegio di frasi irripetibili per colpire quelli che davanti sono amici e alle spalle vengono dileggiati per i loro usi, costumi e comportamenti. In una città come Aversa che non è una metropoli le voci corrono veloci. In questo caso non c’è bisogno dei social per alimentare il tam-tam dell’inciucio e del pettegolezzo.
Ed ecco il rovinoso effetto domino sulla popolazione. Ecco la crescente sfiducia dei cittadini verso i governanti. Ecco “l’irosa sensazione di peggioramento”, per citare Beppe Fenoglio. Se Matacena e company vogliono finalmente ingranare la marcia devono innanzitutto formare una squadra di governo coesa. Quello che manca di più alla coalizione civica è un clima di armonia personale, prima ancora che politico-amministrativa. Invece di fare le pulci all’opposizione la maggioranza metta le cose in ordine in casa propria. In caso contrario l’iroso peggioramento sarà via via irosamente peggiore.





