Uno stillicidio continuo. Con i mal di pancia che spuntano come funghi. E con strappi al motore talmente bruschi da metterne a serio rischio la durata. Anche perché in poco più di 2 anni di vita il cammino non è mai stato in discesa. Forse è davvero giunto a un bivio Franco Matacena. Al sindaco di Aversa sono rimaste poche opzioni. Con l’andatura attuale è difficile ipotizzare un futuro lungo e roseo. Qualora la prossima seduta del consiglio comunale si trasformasse in un’altra arena sanguinaria per le lotte intestine nella maggioranza il primo cittadino potrebbe ritrovarsi nella scomoda posizione di decidere se andare avanti o se gettare la spugna.

Per ora sembra lontanissimo il cartello stradale che conduce a stabilità e governabilità, fattori essenziali tracciati da Matacena e dal presidente dell’assise Giovanni Innocenti all’indomani dell’ennesima crisi politica. In verità è impresa ardua delimitare in un arco temporale preciso quando la coalizione di governo non è stata in subbuglio. Gianpaolo Dello Vicario aprì il fronte di guerra a poche ore dal varo della prima giunta. Da allora un mare in tempesta è passato sotto i ponti del municipio provocando una girandola di assessori, il cui apogeo è stata la cacciata di Alfonso Oliva e la nomina di Francesco Di Palma a vicesindaco.

BERE O AFFOGARE
Ma le acque non si sono mai calmate. L’ingresso in giunta di Nicola De Chiara ha portato una salutare linfa nuova. L’incarico a Di Palma, caldeggiato da Orlando De Cristofaro, leader di Immagina, segna un punto a favore dell’amministrazione. Sul tappeto però restano ancora molti nodi da sciogliere. Che ora sembrano ormai giunti al pettine. Senza un nuovo organigramma condiviso e coeso sarà molto difficile per Matacena superare indenne altri scogli. E l’ipotesi della dipartita generale, fin qui ventilata o paventata, prende sempre più corpo. Si può galleggiare per un lungo tratto di mare. Pensare di fare l’intera traversata con le onde alte e violente è un sogno destinato a tramutarsi in incubo. Che fare? Bisogna completare subito il mosaico della giunta. Ed è necessario assegnare le deleghe ai consiglieri comunali. Più facile a dirsi che a farsi, ovviamente. Ma non ci sono alternative. Bere o affogare.

LA SFIDA DE GAETANO-GIGLIO
Il sindaco deve porre fine al duello rusticano tra Raffaele De Gaetano e Pietro Giglio. Entrambi chiedono maggiore visibilità politica, alias la poltrona di assessore. Il primo chiede il rispetto dei patti e fa pesare la sua esclusione dal primo esecutivo e da ruoli di governo. Pure il secondo invoca il rispetto degli accordi, seppure in questo biennio abbia incassato la presidenza della commissione Lavori pubblici e la delega di fatto all’edilizia scolastica, oltre ad aver indicato l’assessore Iolanda Dello Margio. In questo caso Matacena ha virtualmente a disposizione una tripla: accontentare De Gaetano, accontentare Giglio senior, non accontentare nessuno dei due. Se De Gaetano resta fuori dai giochi è molto probabile che Innocenti e company si schierino dalla sua parte. Se Giglio non ingoia il rospo potrebbe mollare, assieme a sua nipote Mimma Pisano, il sindaco. Se la fascia tricolore scontenta tutti, beh, per fare previsioni serve un consulto presso un oracolo bravo.

I DELLO VICARIO E LE QUINTE COLONNE
Un altro viluppo da sbrogliare riguarda il posizionamento di Luigi Dello Vicario e di suo fratello Gianpaolo. Qui Matacena può giocarsi soltanto la doppia: dentro o fuori. Consentire ai due brothers di tenere i piedi in due staffe, un giorno in maggioranza, l’altro all’opposizione, sarebbe destabilizzante, oltre che insensato. Poi c’è il caso nel caso. Quello che coinvolge Massimo Virgilio. Il consigliere Bobby, come lo definisce la sua omologa Adele Ferrara per l’incrollabile fedeltà a Oliva, fa ancora parte della coalizione di governo. Ma pure il bambino più ingenuo al mondo capirebbe che trattasi di una “quinta colonna” che consente al vicesindaco silurato di conoscere in anticipo le mosse del suo siluratore attraverso inconfondibili “bau, bau”. Una farsa destinata a finire, anche alla luce delle qualità attoriali dei protagonisti. Secondo voci di Palazzo il buon Virgilio potrebbe essere comunque vincolato alla maggioranza in attesa di giocare a padel su uno dei quattro campi che la famiglia Tulipano, ovvero la sua famiglia, intende realizzare a ridosso del cimitero.

TURCO, VASSALLO E VILLANO
C’è inoltre la partita delle deleghe ai consiglieri. Sulla carta il lavoro di Matacena appare più agevole. Responsabilizzare tutti i componenti della squadra avrebbe una duplice valenza positiva: da un lato zittirebbe i malpancisti, dall’altro li costringerebbe a presentare il conto dei risultati raggiunti. Problema risolto. Se poi nemmeno sulle deleghe si trovasse una rapida intesa, allora di che stiamo parlando? Tutti a casa, fine della fiera. Infine c’è in ballo il futuro di Federica Turco. La capogruppo di Noi Aversani non lo ammetterà neppure sotto tortura, ma ha fatto il pensierino di entrare nel roster dell’esecutivo. C’è già l’ok del sindaco e degli alleati. Ma c’è un però. Farebbe spazio in assise a Luigi Vassallo, primo dei non eletti passato al Pd. Con numeri già risicati sarebbe una mina vagante. E soprattutto aprirebbe un doppio scenario: potrebbe tornare all’ovile oppure fare da referente in maggioranza di Marco Villano.

A.A.A CERCASI SVOLTA VERA
Del resto il consigliere regionale dem, in perfetto stile Stefano Graziano, ha intessuto un legame stretto con la stessa Turco e con l’assessore Francesco Sagliocco per non perdere terreno nelle vicende aversane non solo in vista delle elezioni politiche ma anche per avere più margine di trattativa alle prossime comunali. Al momento immaginare un soccorso rosso a Matacena in caso di crisi irrisolvibile è azzardato. In futuro chissà? È notorio che in politica ormai tutto è possibile. A parte gli squilibri o i nuovi equilibri consiliari l’ingresso di Turco in giunta potrebbe contribuire al rilancio dell’azione amministrativa. Già adesso la leader di Noi Aversani si sta dando da fare. Inutile dire che a capo di un assessorato avrebbe le giuste leve per incidere di più.
Ultima osservazione, la più stringente. Sul piano politico Matacena ha un ventaglio di opzioni. In ambito gestionale non ha più scelte: se la squadra di governo non produce risultati non basterà più tirare a campare. Il sindaco e la maggioranza non saranno mandati a casa dalle congiure di Palazzo. Ci penseranno i cittadini a dare il benservito a tutti.
Mario De Michele





