Giorgetti a Cernobbio: “Il Pil salirà all’1%, l’Italia stabile in vista di una tempesta dei bond e dei tassi di interesse”

«Non avremo fatto i fenomeni, però la barca è rimasta in galleggiamento». Se Giorgia Meloni ha appena celebrato a Bari il record di longevità del suo governo, Giancarlo Giorgetti sceglie il Lago di Como per sfoderare il consueto understatement varesotto. Che qui, al Forum di Cernobbio organizzato da Teha, suona anche come una rivendicazione: quattro anni fa i mercati guardavano con qualche sospetto al nuovo governo, oggi l’Italia riesce a finanziarsi senza affanni ed «è più rispettata all’estero che in patria».

È un modo anche per questo di smarcarsi da Roberto Vannacci, passato in questi giorni da Cernobbio. Giorgetti rivendica infatti «una grande dimostrazione di sovranismo pragmatico» nella gestione del debito pubblico, e affonda: «Si può essere sovranisti sparandole grosse o con i fatti». E nel suo caso i fatti sono soprattutto il debito, i Btp che il Tesoro deve piazzare regolarmente sul mercato e una credibilità che serve a evitare di pagarli troppo cari. «Noi ogni 14 giorni riusciamo a vendere Btp sul mercato» rivolgendoci «a dei risparmiatori in Italia e nel mondo». Così, «la stabilità finanziaria che abbiamo conseguito in questi anni», sostiene, permette adesso all’Italia di affrontare «con diverso atteggiamento la tempesta che si sta profilando sul mercato dei bond e dei tassi di interesse a lungo termine». La sua politica economica, insomma, è un po’ come il risotto con il pesce persico che Giorgetti aspetta con una certa impazienza a tavola dopo l’intervento. Non è un piatto dai sapori forti, non promette sorprese, ma da queste parti lo considerano affidabile.

Anche la crescita, pur restando modesta, potrebbe esserlo un po’ meno del previsto. «Rispetto alla crescita dello 0,6% che avevamo messo nel documento di finanza pubblica, per ora abbiamo acquisito lo 0,8%. E se le cose vanno come da indicatori, potremmo avvicinarci anche all’1%». Sulla legge di Bilancio, invece, il cuoco non rivela ancora gli ingredienti, che del resto sono in gran parte da trovare. Il 22 settembre si saprà innanzitutto se il deficit sarà sopra o sotto quel «benedetto 3%» della procedura per eccesso di deficit. Poi verranno le misure.

Per le imprese una porta resta aperta: «Il governo è disposto a fare la sua parte in termini anche di incentivi fiscali o, se vogliamo, contributivi». Ma «sulle retribuzioni non può esserci soltanto il governo, ci devono essere anche coloro che pagano le retribuzioni». Gli imprenditori, aggiunge, devono aumentare gli stipendi: «Una delle prime forme di investimento in assoluto per far partire un circolo virtuoso». Fuori dalla sala del Forum anche una riposta a Matteo Renzi, che qui ha appena accusato il governo di avere interferito nel risiko bancario, da Unicredit-Banco Bpm fino a Mps. Anche su questo Giorgetti smorza: la quota pubblica del 4,8% in Mps, spiega, è «di fatto congelata» e sul dossier il ministero dell’Economia è «completamente neutrale.

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