È di nuovo scontro tra governo e Quirinale. Stavolta, al centro dell’ennesimo conflitto tra Giorgia Meloni e Sergio Mattarella finisce il caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso, nel 2021, due rapinatori mentre erano in fuga dal suo negozio. Trasformato da Matteo Salvini — subito tallonato dagli alleati — nel simbolo ideale per cavalcare una campagna anti-giudici tutta legge e ordine. Figlia dell’eterna gara a destra sulla sicurezza, che l’avanzata di Vannacci (pure lui schieratissimo a difesa del commerciante) ha reso ancora più cruenta.
Accade tutto nel primo pomeriggio, quando il Guardasigilli Carlo Nordio annuncia di aver avviato «di propria iniziativa» l’istruttoria finalizzata alla concessione della grazia in favore di Roggero. Una nota, quella diffusa da Via Arenula, doviziosa di particolari sull’iter da seguire, al termine del quale «il ministro fornirà un suo parere, non vincolante». Con tanto di istruzioni per l’uso: «In ultimo», si spiega, «il Guardasigilli potrebbe decidere di trasmettere l’incartamento al presidente della Repubblica, che farà le sue valutazioni sull’eventuale concessione della grazia». Un’iniziativa, trapela dai piani alti del governo, condivisa politicamente con Palazzo Chigi. E, a cascata, dall’intera maggioranza.
Sin dal mattino, su input della Lega, i capigruppo del centrodestra organizzano una raccolta firme in Parlamento per sollecitare il provvedimento di clemenza. «Dopo una vita di lavoro, andare in carcere a 72 anni, dopo essere stato aggredito e rapinato, non penso sia giusto», aveva lanciato l’appello Salvini, pronto ora a candidarlo per evitargli la galera: «Stiamo valutando se la normativa lo permette», precisa il segretario del Carroccio, ringraziato pubblicamente dal fratello del gioielliere. Un uomo «che ha sbagliato, ma che è intervenuto per difendere la sua famiglia», fa eco l’altro vicepremier, il forzista Tajani. «Penso vada esperita ogni possibilità perché possa tornare a casa», ribadisce sui social il ministro della Difesa Guido Crosetto: da anni c’è «una giurisprudenza che interpreta le leggi al punto di stravolgerle», quanto «accaduto a Roggero è ingiusto, incomprensibile e difficile da accettare».
Quando sul Colle leggono il comunicato di Nordio restano basiti. Senza indugio Mattarella decide di convocarlo al Quirinale «per puntualizzare», recita la nota diramata alla fine del colloquio, «i limiti delle attribuzioni del ministro in tema di concessione della grazia, facoltà che la Costituzione riserva esclusivamente al presidente della Repubblica». Non è una questione di merito sulla grazia al gioielliere, precisano fonti del Quirinale, anche perché ancora non è stata resa nota la motivazione della sentenza, quindi il discorso sulla concessione o meno della grazia è del tutto prematuro. Ma una questione strettamente di metodo, che tocca i poteri del capo dello Stato, così come disegnati dalla Carta.
«Un’esagerazione», reagisce con fastidio la maggioranza, mentre le opposizioni insorgono. Di «figuraccia di un ministro improponibile che oggi si è prestato alla volgarissima speculazione della destra» parla il M5S. «Di inadeguatezza tale da giustificare la nostra reiterata richiesta di dimissioni» il Pd, che si chiede pure: «Meloni sapeva?». Domanda non peregrina, che però ha già una risposta su chi sia il mandante dell’ennesimo scontro con il Colle.





