Dopo la conferma della fiducia al governo – con 221 voti favorevoli, 152 contrari e 4 astenuti – all’alba di di sabato la Camera ha approvato il testo della Manovra, con 197 sì, 129 no e due astenuti. La Legge è stata quindi trasmessa al Senato: il calendario di Palazzo Madama prevede la convocazione dell’Assemblea il 27 dicembre alle 14, per l’avvio della sessione di bilancio, con l’invio del testo alle commissioni. I tempi sono stretti, ma sufficienti per far terminare i lavori entro la fine dell’anno ed evitare così l’esercizio provvisorio. Per velocizzare l’iter, anche il Senato approverà la Manovra con la fiducia, senza quindi dare la possibilità ai parlamentari di mettere ulteriormente mano alle misure. Dopo la seduta del 27, il calendario prevede che l’Assemblea di Palazzo Madama si riunisca il 28 dalle 9,30 e il 29 sempre dalle 9,30: quest’ultima convocazione contiene però la specifica «se necessaria». L’ipotesi, quindi, è che il 29 la Manovra possa essere già stata licenziata. I lavori di Palazzo Madama sul Bilancio affiancheranno quelli di Montecitorio sul decreto anti-Rave: un altro provvedimento il cui via libera definitivo corre sul filo dei giorni, se non delle ore. Approvato il 13 dicembre al Senato, è atteso alla Camera per il 27: pena la decadenza, dovrà essere convertito entro il 30 dicembre. Anche sui tempi della Manovra fanno perno le critiche delle opposizioni: «Tutta la notte in Aula a tentare di far cambiare idea alla maggioranza sui tagli alla sanità, sulla fine di Opzione donna e sulle misure inique della Legge di Bilancio – ha scritto il segretario del Pd, Enrico Letta – E il primo voto di una delle Camere arriva la vigilia di Natale. A rischio esercizio provvisorio. Mai successo». Ma la maggioranza non pare temere lo sforamento delle scadenze: «Letta, dimostra di essere un “fatino smemorino” – gli ha risposto il capogruppo di FdI alla Camera, Tommaso Foti – Non è affatto vero infatti che mai prima d’ora si era arrivati col voto della manovra alla vigilia di Natale. I tempi della legge di bilancio sono gli stessi dello scorso anno, con la differenza che il governo Meloni si è insediato solo pochi mesi fa e non gode dell’ampio sostegno di cui godeva inizialmente il cosiddetto governo dei migliori». Per la capogruppo del M5S in commissione Bilancio, Daniela Torto, le misure «sono tutte bandierine per evitare l’implosione di questa maggioranza frammentata e divisa su tutto». Anche il Terzo Polo, che ha tenuto un atteggiamento più dialogante con il governo, ha votato «no» alla Manovra, criticandone i contenuti: «Una legge di bilancio senza le risposte che servivano – ha detto il presidente di Iv, Ettore Rosato – Mi sa che si stanno accorgendo che fare campagna elettorale è cosa diversa da governare». Le critiche sconfinano anche nel sarcasmo. Matteo Renzi ha postato il video di uno scambio di battute notturno fra il deputato di Iv Luigi Marattin e la presidenza della Camera, in quel momento rappresentata dall’azzurro Giorgio Mulè. Marattin in Aula chiede quando sia stato comunicato il termine per i sub emendamenti alla Manovra, ottenendo come risposta: «Questo pomeriggio, via fax ai gruppi parlamentari». «Via fax? – è la risposta di Marattin – Ancora i fax usate? Questa è bellissima». E Renzi, nel suo post, commenta: «Ecco perché volevano abolire lo Spid. Stanno tornando al fax. A quando il ritorno ai gettoni telefonici?».

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