NAPOLI – Il tesseramento da solo non basta per valutare il livello di partecipazione alla vita di un partito o di un movimento politico: “Sono sempre stato critico. Oggi un modello di partito non può avere nelle tessere il suo elemento centrale, deve essere secondario, sussidiario, collaterale,

ma non il cuore della rappresentanza dei partiti”. Il governatore della Campania Stefano Caldoro sottolinea che “sarebbe facile per me, oggi, parlare di tesseramento”. Spiega, però, di non volerlo fare, per evitare di “essere quello che dice: ‘L’avevo dettò”. Il discorso, precisa, non vale solo per il Pdl, “ma per tutti i partiti”. “Dobbiamo porci la questione di un partito che guardi al futuro – dice – Questo riguarda non solo il Pdl, ma vale per tutti i partiti. Abbiamo visto cos’é accaduto nel Pd con le primarie a Napoli”. Il problema, a suo avviso, è l’assenza di “sedi adeguate per la rappresentanza”, il “tema vero” da affrontare, insieme con il “distacco” dei cittadini. Per far fronte al problema, Caldoro indica, come ha già fatto più volte, il “modello di partito americano” che “per me resta quello di riferimento”. “Le ultime inziative di Alfano vanno in questa direzione – afferma – perché prevede un pezzo della rappresentanza legata al web, alla partecipazione di tutti alla vita e alle proposte del movimento”. Una tipica iniziativa di stampo americano. “Se ne dovrebbero fare tante altre così”, precisa. “Credo che bisogna avere il coraggio, e Berlusconi ce l’ha, di guardare oltre vecchi modelli, anche se questo significa cambiare qualcosa – aggiunge – Credo che possa farlo proprio il Pdl per come è nato e si è trasformato. E’ l’organizzazione politica meno strutturata”. Serve il “coraggio di decidere qualcosa di nuovo così da dare fiducia ai cittadinì. “Se guardiamo i sondaggi – continua – c’é un distacco altissimo, maggiore di quanto fosse durante Tangentopoli”. Servono, quindi, nuovi modelli di rappresentanza e “questo va fatto con prudenza, senza buttare tutto ciò che, di positivo, è stato fatto”. Di buono, ha poi spiegato, ad esempio,”ci sono le scelte delle politiche di governo”. La “forza” dei movimenti politici dipenderà dalla loro chiarezza nei programmi. “I cittadini vogliono sapere cosa si fa e se non lo capiscono, lasciano – sottolinea – Essere chiari nei programmi è la forza dei partiti americani”. Quello della rappresentanza è un problema che accomuna tutti e “ognuno cerca di dare una risposta, per esempio quello che sta succedendo in Italia nei Comuni”. “Ma serve un modello che includa – dice ancora – Il tesseramento tende a chiudere all’interno, lo stesso rischia di accadere con i movimenti se non vengono strutturati perché altrimenti non si sa quale voce sentire”. “I dirigenti si devono eleggere unitariamente, con accordi unitari appunto – conclude – Possono esserci casi diversi, ma sono dell’idea che occorra andare ai congressi e chiuderli in maniera unitaria”.

 

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