La missione è semplice: riprendersi il vecchio guscio della ‘Lega Nord per l’indipendenza della Padania’, ormai semivuoto, ma che detiene il pezzo forte: il simbolo dell’Alberto da Giussano. Il ‘Comitato per il Congresso federale’ si è costituito il 28 agosto a Forlì con un obiettivo scritto nero su bianco: ottenere la convocazione del congresso del partito originario, quello di cui era presidente a vita Umberto Bossi, e ripristinare la piena operatività dei suoi organismi statutari. Presidente e promotore fondatore è l’ex parlamentare Gianluca Pini, insieme a Roberto Fabbri e Paola Ragazzini. Il Comitato ha già ottenuto anche un proprio codice fiscale dall’Agenzia delle Entrate.
Per fare chiarezza: anche se entrambe hanno sede in via Bellerio a Milano, la Lega Nord è altra cosa rispetto al partito attuale, che si chiama ‘Lega per Salvini premier’. Una specie di spin off che doveva servire da una parte a blindare, sin dal nome, la leadership del ‘Capitano’, e a nazionalizzare il partito; e che lasciava alla vecchia struttura il debito dei famosi 49 milioni da restituire allo Stato, a tasso zero, ad oggi per i prossimi 67 anni.
Ma la richiesta del congresso di un soggetto oggi commissariato – da Igor Iezzi, parlamentare e salviniano di ferro – è un passaggio che rischia di rendere molto più complicata la partita interna per Matteo Salvini, che ha appreso con “sorpresa” insieme al suo entourage la nascita del comitato che chiede il congresso della Lega Nord. O almeno, questo è quanto filtra dal partito osservando, che coloro che hanno rischiato di uccidere la Lega ora si rifanno vivi in cerca di una poltrona. Chi ha patteggiato per corruzione – si osserva ancora – è disposto anche a farsi interamente carico dei 49 milioni di debiti che la Lega per Salvini Premier ha trovato in eredità e che sta tuttora pagando? Il Nord – proseguono le stesse fonti – chiede soluzioni, risposte e concretezza, che il governo sta dando anche grazie alla spinta della Lega e dei suoi cinque ministri lombardi. C’è una Lega che lavora, con oltre 500 sindaci, governatori, migliaia di amministratori locali in tutta Italia, decine di migliaia di iscritti, eletti e militanti. C’è una Lega che lavora per organizzare una due giorni a Roma i giorni 8-9 settembre su temi economici in vista della manovra e per una Pontida con numeri da record. E poi – concludono le fonti della Lega – c’è chi passa il tempo tra polemiche e ricorsi, pensando più al proprio interesse che a quello del territorio.
L’ultimo congresso del partito padano risale ormai a nove anni fa, quando a Parma prevalse senza troppi problemi il vicepresidente del Consiglio contro Gianni Fava. Quel giorno, il Senatur insofferente verso la guida di Salvini si beccò una caterva di fischi dalla platea. Nell’atto costitutivo si stabilisce che il Comitato dovrà raccogliere adesioni e mandati degli iscritti e promuovere una richiesta motivata di convocazione del congresso ai sensi dello statuto. Ma soprattutto viene messa esplicitamente sul tavolo la possibilità di ricorrere alle vie giudiziarie qualora la strada politica non fosse sufficiente. In sostanza, l’obiettivo è mettere Iezzi davanti a un bivio: convocare l’assise a stretto giro, oppure affrontare una contestazione anche nelle aule di tribunale.
La mossa arriva nel momento più delicato per gli equilibri del Carroccio e Pini non è isolato in questo tentativo, dietro può contare oltre 100 deleghe. Dalla Lombardia si moltiplicano da settimane le richieste di cambiare passo, recuperare l’identità settentrionale del movimento e ridare centralità agli amministratori. Il presidente della Lombardia Attilio Fontana e il segretario della Lega Lombarda Massimiliano Romeo hanno chiesto che una soluzione venga individuata prima di Pontida. E dentro la componente nordista c’è anche chi ormai mette direttamente in discussione la leadership di Salvini, fino a ragionare sull’ipotesi di un suo passo di lato.
Il segretario federale invece non ha alcuna intenzione di lasciare. Ha aperto alla generica possibilità di una gestione più collegiale e per l’8 e il 9 settembre ha convocato a Roma una sorta di pre-Pontida, due giorni nei quali discutere soprattutto di contenuti e della linea da presentare alla tradizionale adunata leghista.
La costituzione del Comitato, tuttavia, introduce nella contesa una variabile completamente diversa. Perché se la Lega Nord per l’indipendenza della Padania tornasse ad avere organismi pienamente funzionanti e, soprattutto, nelle condizioni di presentarsi alle elezioni, il vecchio partito potrebbe trasformarsi nel contenitore politico di chi non si riconosce più nella Lega nazionale costruita da Salvini.
I nomi attorno ai quali potrebbe teoricamente costruirsi una seconda vita della Lega Nord sono quelli di alcuni dei dirigenti più pesanti del partito, Romeo e Fontana, innanzitutto, che interpellato fa sapere: “Ho sentito anche io di questa iniziativa, ma non c’entra assolutamente niente con il discorso che stiamo portando avanti con Salvini”. Ma anche Massimiliano Fedriga, Luca Zaia e Riccardo Molinari. Sullo sfondo rimane soprattutto Giancarlo Giorgetti, esperto navigatore in tutte le fasi più difficile della storia del Carroccio. Una sua eventuale scelta di campo sarebbe in grado di modificare non soltanto i rapporti di forza, ma anche la consistenza e la credibilità politica di un eventuale progetto alternativo.Per ora siamo ancora alla prima mossa, il Comitato sta raccogliendo adesioni sufficienti a esercitare una pressione concreta sul commissario e verificare fino a che punto sia possibile imporre l’applicazione delle norme statutarie, eventualmente attraverso un’azione collettiva davanti alla giustizia civile. Ma l’operazione serve a trasformare una discussione che finora si era svolta quasi esclusivamente dentro il gruppo dirigente in una battaglia organizzata e dal basso.
Inevitabilmente tutti gli occhi ora si spostano su Pontida, fissata il 20 settembre. Quella che tradizionalmente dovrebbe essere la giornata dell’unità leghista quest’anno rischia di diventare il luogo nel quale misurare pubblicamente quanto sia profonda la frattura tra il partito nazionale di Salvini e quel pezzo di Nord che vuole riprendersi la vecchia Lega.





